Cosa succede se un giorno ti arriva tra le mani una strana copia di “Linea d’ombra” di Conrad, coperta da frammenti di cemento e spedita a una collega, Bluma Lennon, travolta da un’auto mentre leggeva una poesia di Emily Dickinson? Strane, le strade che i libri possono percorrere. Bizzarri, i loro significati, ben al di là della semplice trama di parole… In “La casa di carta”, Carlos María Domínguez racconta una storia un po’ borgesiana, tra Cambridge, Buenos Aires (appunto, appunto…), Montevideo e le solitarie spiagge uruguayane battute dalle grandi onde dell‘Atlantico. L’io narrante è un professore di ispanistica a Cambridge, argentino d’origine. Un giorno riceve per posta un libro, appunto il romanzo di Conrad, destinato alla collega appena morta. Sopra, c’è una dedica, che sa d’amore, firmata da un uomo, Carlos Brauer. Ma è la copertina, a meravigliare: è sporca di cemento, come impastata. Strani dettagli, per non suscitare curiosità. E così il nostro ispanista prova a entrare nell’intimità della bella collega da poco defunta e approfitta d’un viaggio a Buenos Aires per andare in cerca di Bauer. Chiunque, in verità, ha le sue “linee d’ombra” da varcare. Qualunque persona che ama i libri e vive di libri e tra i libri, affida alle pagine funzioni che vanno al di là del piacere del testo e finiscono per diventare personale e bizzarra ermeneutica della vita. Tra bibliofili e antiquari, letterati e scrittori, parte un’affascinante, inquietante ricerca. “‘Quanti volumi conserva qui?’, gli domandai. ‘Se devo dirle la verità, non tengo più il conto. Ma presumo sui diciottomila. Da quando ho memoria, non ho mai smesso di comprare libri. La biblioteca che si mette insieme è una vita. Non è mai una somma di libri‘”. Già, una vita, non una somma di libri. E Brauer, che ne fa dei suoi libri? E che c’entra il cemento? Leggere, per sapere. Fino a quella spiaggia atlantica che sa di onde, balene, struggimenti, follia. Varcando la linea d’ombra, appunto
Letture d’estate, "La casa di carta" di Carlos María Domínguez, Sellerio
L'autore: Antonio Calabrò
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