Letture d’estate, "L’assassino" di Georges Simenon, Adelphi

Pubblicato 17-08-2011 da Antonio Calabrò in Taccuino

Hans Kuperus è un borghese olandese qualsiasi. Ha 45 anni, fa il medico, abita in una bella casa a Sneek, paesino della Frisia, ha una moglie rotondetta e gentile come un pasticcino, è socio dell‘Accademia del Biliardo e aspira a diventarne presidente, insomma vive come un borghese, mangia come un borghese, ha amici borghesi, rispetta tutti i riti sociali borghesi. Solo che un martedì, un primo martedì del mese di gennaio, andando, come ogni primo martedì del mese, ad Amsterdam, per la riunione mensile dell‘Associazione di Biologia, devia dal solito percorso (stazione, bar per un liquorino, pranzo a casa della cognata, riunione, treno di rientro), entra da un armaiolo e compra una pistola. Eccole, le prime pagine de “L’assassino” di Georges Simenon. Romanzo molto forte, morto intenso. Non sulla dinamica dei fatti, ma sull’intreccio complesso dei sentimenti che muovono l’animo umano, dell‘inferno delle emozioni. Del delitto, infatti, sappiamo tutto subito: Kuperus scende, non visto, dal treno subito prima della fermata di Sneek, attraversa i campi pieni di neve, si avvicina a un cottage isolato e uccide la moglie e il suo amante, il conte Schutter, l’uomo più noto e ricco della città. Nessun testimone, prove cancellate. E così, tranquillo, Kuperus torna a Sneek, entra al bar Onder de Linden, sede della sua amata Accademia, per farsi vedere dagli amici e se ne torna a casa, fingendo di aspettare il ritorno delle moglie. Ecco, il romanzo comincia davvero qui. Ed è un romanzo non di un duplice delitto (su cui nessuno indaga veramente) ma di una infrazione sociale all’ordine buon borghese, ai suoi equilibri, alle sue ipocrisie. Perché Kuperus, un passo dopo l’altro, rompe le regole, si porta a letto la florida cameriera Neel e rende visibile, vistosa, la relazione, comincia a porre a se stesso e agli amici domande su come lo considerino al di là delle apparenze da vedovo da consolare, infrange insomma la quiete del paese, disposto a tutto, tranne che a turbare l’ordine, comunque ritrovato, comunque ricomposto. Eccolo, il romanzo: sulla finzione, sul silenzio complice, sull’inferno dissimulato dei sentimenti e delle responsabilità, sull’intollerabilità delle false buone maniere. Un Simenon magistrale

L'autore: Antonio Calabrò

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Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".