Hans Kuperus è un borghese olandese qualsiasi. Ha 45 anni, fa il medico, abita in una bella casa a Sneek, paesino della Frisia, ha una moglie rotondetta e gentile come un pasticcino, è socio dell‘Accademia del Biliardo e aspira a diventarne presidente, insomma vive come un borghese, mangia come un borghese, ha amici borghesi, rispetta tutti i riti sociali borghesi. Solo che un martedì, un primo martedì del mese di gennaio, andando, come ogni primo martedì del mese, ad Amsterdam, per la riunione mensile dell‘Associazione di Biologia, devia dal solito percorso (stazione, bar per un liquorino, pranzo a casa della cognata, riunione, treno di rientro), entra da un armaiolo e compra una pistola. Eccole, le prime pagine de “L’assassino” di Georges Simenon. Romanzo molto forte, morto intenso. Non sulla dinamica dei fatti, ma sull’intreccio complesso dei sentimenti che muovono l’animo umano, dell‘inferno delle emozioni. Del delitto, infatti, sappiamo tutto subito: Kuperus scende, non visto, dal treno subito prima della fermata di Sneek, attraversa i campi pieni di neve, si avvicina a un cottage isolato e uccide la moglie e il suo amante, il conte Schutter, l’uomo più noto e ricco della città. Nessun testimone, prove cancellate. E così, tranquillo, Kuperus torna a Sneek, entra al bar Onder de Linden, sede della sua amata Accademia, per farsi vedere dagli amici e se ne torna a casa, fingendo di aspettare il ritorno delle moglie. Ecco, il romanzo comincia davvero qui. Ed è un romanzo non di un duplice delitto (su cui nessuno indaga veramente) ma di una infrazione sociale all’ordine buon borghese, ai suoi equilibri, alle sue ipocrisie. Perché Kuperus, un passo dopo l’altro, rompe le regole, si porta a letto la florida cameriera Neel e rende visibile, vistosa, la relazione, comincia a porre a se stesso e agli amici domande su come lo considerino al di là delle apparenze da vedovo da consolare, infrange insomma la quiete del paese, disposto a tutto, tranne che a turbare l’ordine, comunque ritrovato, comunque ricomposto. Eccolo, il romanzo: sulla finzione, sul silenzio complice, sull’inferno dissimulato dei sentimenti e delle responsabilità, sull’intollerabilità delle false buone maniere. Un Simenon magistrale
Letture d’estate, "L’assassino" di Georges Simenon, Adelphi
L'autore: Antonio Calabrò
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