Arhus, città danese di trecentomila abitanti, a poca distanza da Copenaghen. in una notte d’estate, accanto al porto, viene trovato il cadavere di una ragazza, nuda, l’addome squarciato da un taglio da parto cesareo. A poche decine di metri, la polizia seda a stento una rissa tra un gruppo di immigrati musulmani e i buttafuori di una discoteca. Benvenuti nel mondo delle tensioni sociali e razziali. Addio al paradiso scandinavo, un’illusione. Elsebeth Egholm è la più popolare scrittrice di “noir” del suo paese, firma di punta nella schiera dei giallisti scandinavi che hanno saputo raccontare le profonde alterazioni sociali e civili di quei paesi (anticipando spesso la pesantezza della cronaca vera). Nelle pagine de “Il danno”, mette all’opera Dicte Svendsen, giornalista di cronaca puntigliosa e coraggiosa, ma anche donna inquieta, madre di Rose, adolescente innamorata di Aziz, bellissimo studente d’origine medio-orientale. La trama è fitta di colpi di scena. Giovani prostitute dei paesi dell‘Est europeo, reduci delle forze dell‘Onu in Bosnia, traffici di droga e di essere umani, “uteri in affitto”, violenza. Un poliziotto malinconico, John Wagner, fa da sparring partner di Dicte. Non importa come vada a finire. Contano i personaggi, l’intreccio, il ritratto umano e sociale. Senza schematismi. Senza moralismi. La cronaca, d’altronde, è duro mestiere: insegna a mettere da canto i pregiudizi, per cercare di capire la dimentica e il senso dei fatti. Un libro da leggere, insomma. Da prendere in mano al mattino e da non lasciare più, sino all’ultima pagina
Letture d’estate, "Il danno" di Elsebeth Egholm, Einaudi
L'autore: Antonio Calabrò
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