Letture d’estate, "La cavalcata dei morti" di Fred Vargas, Einaudi

Pubblicato 08-08-2011 da Antonio Calabrò in Taccuino

Non è bello come “Nei boschi eterni” o “Un luogo incerto”, non ha il fascino intrigante dei primi romanzi, come “Chi è morti alzi la mano” e “Parti in fretta e non tornare”. Ma il nuovo romanzo di Fred Vargas, “La cavalcata dei morti”, merita comunque qualche ora di tempo di lettura. E non importa che la Vargas abbia espresso opinioni disinformate e non condivisibili sull’assassino Cesare Battisti, un criminale fatto passare per perseguitato politico: la letteratura ha una sua forza che i giudizi politici corrivi degli autori non riesce a scalfire. Veniamo al libro, dunque. Torna in scena Jean-Baptiste Adamsberg, il commissario “spalatore di nuvole”, fantasioso divagatore, anima sensibile alle motivazioni del crimine piuttosto che al giudizio moralistico sul criminale. Risolve subito il caso di una donna soffocata dalla mollica di pane, si impelaga nelle ricerca di un perverso torturatore di piccioni, ma subito si ritrova a indagare su due stranissime storie: una serie di omicidi in un paesino della Normandia e la misteriosa morte, a Parigi, di un potente finanziere, bruciato nella sua auto. Su quel paesino, pesa una cupa leggenda medioevale, quella della “Schiera dei morti”, che cavalcano punendo i malvagi. E tutto congiura contro una bizzarra famiglia di matti (ma chi è matto davvero? Chi è sano? Come si definisce la follia? Quali sono i crismi della cosiddetta “normalità“? La Vargas, naturalmente, ha ben letto Foucault…). Il corso delle cose, alla Merleau-Ponty, è sinuoso. Adatto, appunto, ad Adamsberg. Che qui è all’opera con tutta la sua brigata (Danglard, che cura la malinconia con generose dosi di vino bianco, la gigantesca tenente Retancourt, Veyrenc, Mercadet…). E con un nuovo, intrigante personaggio, il figlio Zerk, conosciuto da poche settimane, dopo che per ventotto anni ne aveva ignorato l’esistenza. Dove vada la trama, non ha alcuna importanza. Il lettore, invece, va verso un intenso piacere della lettura. Basta e avanza

L'autore: Antonio Calabrò

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Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".