Tutto matura tra il novembre del 1849 e il luglio del 1849. A Roma. Da cui il papa Pio IX fugge. E in cui si insedia la Repubblica Romana, cercando un nuovo orizzonte di libertà, di democrazia, di giustizia sociale. Pagina gloriosa del nostro Risorgimento. Finita purtroppo in sconfitta, per le armi dell‘esercito francese, un esercito repubblicano che schiaccia un’altra repubblica di analoga ispirazione, le politiche di potenza che hanno la meglio sugli ideali. Ugo Riccarelli (premio Strega 2004 con “Il dolore perfetto”, romanzo di grande intensità) mette in scena aristocratici liberali e plebe romana che cerca di diventare popolo. E nelle pagine de “La repubblica di un solo giorno” ricostruisce umori e tensioni di quei mesi di eroismi e velleità destinati a entrare nella Storia. Mette in scena è frase esatta. Perchè il libro è il risultato di un lavoro teatrale, in cui il testo prende forma attraverso una elaborazione non solo dell‘autore, ma di tutti i soggetti impegnati nel costruire il dramma. Letteratura e teatro si fondono in una straordinaria elaborazione, in cui parole e gesti assumono un peso particolare. Racconto. E rappresentazione. Ci sono i grandi personaggi, Garibaldi e Mazzini, i Dandolo, il generale Medici, i patrioti di nome illustre che cantano “Fratelli d’Italia“, combattono e scrivono una Costituzione. E gli attori da fiction, Ranieri, Alberto e Cristina, nobili reduci dalle Cinque Giornate di Milano, la puttana Maddalena che ritrova dignità facendo l’infermiera e il ragazzetto di Trastevere Lucio, che da ladro si trasforma in picccolo eroe combattente affascinato dalla coccarda tricolore. Nessuna retorica. Molta umanità. Una pagina forte della storia italiana ritrova attualità. E Riccarelli, da bravo scrittore, dimostra come si possa fare bene i conti con la nostra identità
Letture d’estate, "La repubblica di un solo giorno" di Ugo Riccarelli, Mondadori
L'autore: Antonio Calabrò
|
|
Il blog di Antonio Calabrò -
Segui Antonio Calabrò su Twitter -
Facebook -
LinkedIn
|