Letture d’estate, "Bersaglio notturno" di Ricardo Piglia, Feltrinelli

Pubblicato 04-08-2011 da Antonio Calabrò in Taccuino

In copertina c’è una lepre, bloccata dai fari di un’auto. Un perfetto “Bersaglio notturno”. E tutto, nel romanzo di Ricardo Piglia, uno dei maggiori scrittori argentini di oggi, ma anche un sofisticato letterato (insegna letteratura sudamericana alla Princeton University negli Usa) si muove per farci capire che il corso delle cose è sinuoso, ambiguo, e il bersaglio individuato inizialmente dal lettore non è affatto detto che sia quello vero. Siamo nell’Argentina del 1972, vigilia del ritorno di Peron, paese inquieto e agitato da sanguinosi contrasti. In un piccolo paese della pampa viene ucciso Tony Duran, un intraprendente mulatto arrivato, elegante e carico di soldi, dal New Jersey per fare chissà quali affari. Del delitto viene accusato un portiere d’albergo giapponese, omosessuale. Ma le cose non stanno proprio così. Il commissario Croci, capo delle indagini, cerca di capire meglio. E’ un poliziotto testardo, che ama i “vecchi tempi” (ma quali saranno mai, quei “vecchi tempi” che ognuno di noi rimpiange, come migliori, più umani, sapienti?) e segue piste apparentemente improbabili, giocando con l’ambiguità delle apparenze e delle coincidenze. Scava nella vita di Duran, segue le tracce di una valigia con centomila dollari, ricostruisce la sua amicizia di letto e forse d’affari con Ada e Sofia Belladona, gemelle irrequiete e spregiudicate, figlie dell‘uomo più potente del paese. Si inoltra nelle vicende di una famiglia molto complessa e nello scontro tra Lucio e Luca, i maschi dei Belladona. Sfida il potere di un procuratore avido e corrotto. E pur arrivando a un passo dalla verità, con l’aiuto di Emilio Renzi, giornalista di “El Mundo” di Buenos Aires, viene travolto. Chi è, allora, il “bersaglio notturno”? Duran assassinato? Croci? Luca, ossessionato dal sogno della sua “fabbrica” e delirante seguace di Jung? Leggere per sapere. O almeno solo per capire che la cosiddetta verità ha molte facce. E il romanzo serve non a definire un finale, ma a permettere al lettore di fare i conti con la complessità della realtà. Ricordando Shakespeare: siamo della stessa materia dei sogni

L'autore: Antonio Calabrò

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Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".