Spy story, con il ritmo della buona letteratura. Un vero romanzo, ben costruito e ben scritto. Qualcuno racconta che in Spagna e in America Latina abbia tanto successo che se ne vendono copie pirata ai semafori. Il titolo è “Il sicario di Fidel”. L’autore è Riccardo Ampuero, cileno, ex giornalista, adesso scrittore di fama (vive negli Usa), autore lo scorso anno di un ottimo “Il caso Neruda”. La storia: qualcuno vuole assassinare Fidel Castro, ma i servizi segreti americani si danno da fare per salvarlo e ingaggiano un detective privato cileno di origine cubana per sventare il complotto. Già qui c’è un motivo di interesse, in una contraddizione: ma gli Usa non sono i nemici giurati di Fidel? E allora? Della trama in queste righe nulla va detto, naturalmente. E i lettori sapranno che, essendo una spy story, nelle pagine appaiono sicari, agenti segreti, killer, politici intriganti, mafiosi anticastristi, belle ragazze disinvolte ma anche donne di carattere, dignitose. E luoghi di Cuba, Berlino, San Pietroburgo, Miami, Cidad Juarez, bar e alberghi di lusso, taverne e grandi ristoranti, infimi sobborghi e grattacieli vetrati, tutto l’armamentario tipico del genere, insomma. C’è perfino un cane imbottito d’esplosivo, involontario kamikaze. In più, appunto, c’è l’aria del buon romanzo. Uomini e donne ben raccontati, sentimenti nobili e ignobili, passioni civili e moti della parte più cupa dell‘anima. Il piacere del testo è assicurato. E si tira notte con grande diletto, per sapere come va a finire
Letture d’estate, "Il sicario di Fidel" di Roberto Ampuero, Garzanti
L'autore: Antonio Calabrò
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