Lei si chiama Maria Margarita, è figlia di un minatore invalido, vive con il padre e quattro fratelli in una baracca di lamiera in un villaggio accanto alle miniere di Atacama, in Cile. Vita misera. E resa ancora più malinconica dalla fuga della madre, Maria Magnolia, bella e leggera, affascinata dall’illusione di andare a fare la ballerina. Eppure, in tanto grigiore, c’è una luce: il cinema. Il padre lo ama, ma non può andarci, perchè costretto su una sedia a rotelle e soprattutto perché non ci sono soldi per il biglietto. Tranne che per uno. E così, dopo una gara tra i fratelli, si decide che al cinema andrà la bambina. E poi, tornata a casa, racconterà il film agli altri. Maria Margarita si rivelerà bravissima, tanto da affascinare non solo i parenti, ma anche i vicini e da essere chiamata nelle case benestanti del villaggio: non racconta i film, ma li fa rivivere. Racconti più belli dei film, magia della parola e del teatro perfino più forte, in quel villaggio dei poveri, della seduzione delle immagini. Potere della narrazione, che stimola la fantasia. C’è tutto questo, in “La bambina che raccontava i film”, di Hernan Rivera Letelier, grande scrittore sudamericano (belissimo anche il suo vecchio romanzo “La regina cantava rancheras”). Scrittura, ironia, poesia dei personaggi, durezza del lavoro, solidarietà della comunità, giochi seduttivi per riscattare la miseria, viaggi con l’immaginazione. Finché arriva, a guastare tutto, la Tv… Tutti hanno nomi che cominciano con la M, una specie di lettera magica. Come, d’altronde, Marilyn Monroe. Ah, il cinema… E, soprattutto, le parole per dirlo
Letture d’estate, "La bambina che raccontava i film", di Hernan Rivera Letelier, Mondadori
L'autore: Antonio Calabrò
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