Criticare i privilegi della Casta, ma attenti a non cadere nel qualunquismo contro tutta la politica

Pubblicato 18-07-2011 da Antonio Calabrò in Taccuino

Gli italiani costretti a fare sacrifici per l’equilibrio dei conti pubblici (un obiettivo sacrosanto, anche per il futuro dei nostri figli) si ribellano giustamente contro una classe politica che approva ticket e tasse ma non tocca i propri privilegi. E su Facebook e Twitter hanno successo le rivelazioni di Spider Truman, un ex dipendente di Montecitorio che mette in piazza (virtuale) tutti i segreti e le furbate dei parlamentari. Costi troppo alti, favori scandalosi. C’è ampia eco anche sui giornali di oggi, soprattutto sul Corriere della Sera e su La Stampa (“Incattiviti dai privilegi della casta”): articoli, ricostruzioni, retroscena sugli sprechi, l’improduttività, i mezzucci di esponenti del Parlamento, ma anche delle Regioni e degli enti locali. Si fanno i conti in tasca alla politica, per i suoi costi eccessivi. E si fanno paragoni con quanto si spende in altre solide democrazie (ha senso che il presidente della Regione Sicilia guadagni il doppio del Governatori degli Stati negli Usa e il Governatore di New York abbia un compenso pari alla metà di un deputato regionale della Sardegna?). In tempi difficili, proprio la classe dirigente della politica dovrebbe dare il buon esempio. Tutto il contrario di quel che succede. Abolire le inutili, costose province? Sarebbe un ottimo segnale, oltre che un robusto risparmio. Ma proprio pochi giorni le province (con tanto di stipendi dei presidenti e dei consiglieri e migliaia di auto blu) fa sono state salvate. Protesta opportuna contro la Casta, dunque. Ma con un avvertimento: guai a cadere nel disprezzo di tutta la politica, nel qualunquismo del “tutti ladri”. Parlamento e istituzioni sono pieni di persone per bene, che hanno a cuore l’interesse generale. Ai cittadini tocca sorvegliare, criticare, sorvegliare. E ai politici riformare, anche i propri privilegi. Proprio nell’interesse della buona politica e della democrazia. Che nulla ha a che vedere con il taglio di capelli e barba gratis, a Montecitorio. Il barbiere, i deputati, potrebbero pur pagarselo. Senza stimolare la critica antidemocratica del “tutti corrotti, tutti a casa”

L'autore: Antonio Calabrò

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Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".