Merito della buona letteratura è costruire sintesi originali. O provare a ricostruirle. Ne è un esempio Bruno Arpaia, con il suo ultimo romanzo “L’energia del vuoto” (Guanda), terzo al premio Strega e vincitore del premio Merck Serono (la cerimonia di premiazione, mercoledì prossimo a Roma). “Non due ma mille culture”, ha scritto oggi Arpaia sul Domenicale de IlSole24Ore, parafrasando l’intelligente ammonimento lanciato negli anni Cinquanta da Charles P. Snow contro la separatezza tra “le due culture”, quella umanistica e quella scientifica. Nota Arpaia: “Fisica, matematica, astronomia non sono solo per gli specialisti, ma devono informare tutto il sapere. Una lezione che i nostri letterati, per ignoranza o pigrizia, non voglipono imparare”. Arpaia ricostruisce le origini della emarginazione della cultura scientifica in Italia, per mano di Benedetto Croce e Giovanni Gentile (ne è derivato gran danno, non solo alla cultura in generale, ma anche alla crescita della ricerca scientifica e dello sviluppo economico del nostro Paese). E in conclusione di un articolo tutto da leggere, ricorda la lezione di Primo Levi: “La distinzione tra arte, filosofia, scienza non la conoscevano Empedocle, Dante, Leonardo, Galileo, Cartesio, Goethe, Einstein, né gli anonimi costruttori delle cattedrali gotiche né Michelangelo. Né la conoscono i buoni artigiani d’oggi né i fisici esitanti sull’orlo del conoscibile”. Dunque, secondo Arpaia, “forse è da qui, da queste parole di Primo Levi che bisognerebbe davvero ripartire”. Con buona pace dell‘ignoranza di don Benedetto
Cultura da ricomporre, tra arte, filosofia e scienza. La lezione di Primo Levi ripresa da Bruno Arpaia
L'autore: Antonio Calabrò
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