Guerra, miseria e nobilta

Pubblicato 08-07-2011 da Antonio Calabrò in Articoli

Logo - Il MondoLa casta militare. Le divise. Il saluto a braccio alzato. Il battere sincronico dei tacchi. Il baciamano alle signore. L’ascolto fanatico di Wagner. Deutschland über alles. La guerra. La disfatta. E, dietro il paravento delle ingannevoli bandiere, la miseria umana e, nonostante tutto, la ricerca di una disperata dignità, nella rovinosa caduta da vincitori a vinti. Tra storia e fiction, quattro racconti che hanno i militari tedeschi come protagonisti. Martin Bora, per esempio. Ufficiale della Wehrmacht, figura centrale de Il Signore delle cento ossa di Ben Pastor, un giallo eccellente. Siamo nel 1939, vigilia del conflitto mondiale. E il giovane tenente, appena entrato nel controspionaggio, si ritrova a Lipsia, con il compito ufficiale di accudire i membri italiani e giapponesi di una delegazione di scienziati e industriali, per un convegno di scambio di tecnologie militari. L’incarico reale è ben diverso: scoprire chi sia la spia che passa documenti agli americani. Ma l’indagine si complica subito, per l’assassinio del principale sospettato, il generale Ishiro Kobe e del suo assistente. Un omicidio strano, carico di simboli rituali, una fila di formiche rapprese tra il sangue di una ferita. Tra avidità e indecenze, si dipana una storia sordida. E agli occhi del giovane tenente, dietro la pompa della potenza militare, si disvela un groviglio di interessi che mette a dura prova la fiducia di chi, educato sui principi dell’etica di Kant, si trova a fare i conti con interessi indignitosi, che la retorica della guerra prossima cela a fatica. Miserie, appunto. Come quelle che emergono dalle pagine di Edipo a Stalingrado di Gregor von Rezzori, ben sottolineate dal dipinto di Otto Dix che da fa copertina e da uno scritto in postfazione di George Grosz. Protagonista è il barone prussiano Traugott von Jassilkowski, sposato per interesse con la bella erede di una famiglia di fabbricanti di armi, ossessionato dalla figura della madre borghese e possessiva. E travolto dalla disfatta di Stalingrado. I privilegi sono infranti. Emerge invece l’opportunismo infimo della ricerca della sopravvivenza, tra le macerie materiali e morali della sconfitta. Si salvano gli ominicchi, non l’onore. E von Rezzori, con uno stile che alterna ironia e malinconia, sa scriverne un mirabile ritratto. Sconfitta, appunto. Come quella raccontata, con ricchezza di documentazione, da Sergio Valzania, in U-Boot. Storie di uomini e di sommergibili nella Seconda Guerra mondiale. Avevano dominato l’Atlantico, i sottomarini tedeschi dell’ammiraglio Dönitz, causando gravissime perdite alle flotte di Usa e Gran Bretagna. Ma dal 1942 in poi, erano stati messi nell’angolo dalla ben maggiore forza tecnologica e produttiva degli Alleati, ma anche dall’insipienza dei comandi tedeschi e dal dilettantismo stategico di un folle Hitler. Il valore militare non è tutto. E la guerra, spiega Valzania, è un mostro che umilia anche la più generosa umanità. C’è un riscatto? La riprova sta in HHhH. Il cervello di Himmler si chiamava Heidrich di Laurent Binet, storia dei partigiani che uccisero «la bestia bionda», appunto quell’Heidrich organizzatore delle peggiori stragi commesse dalle SS, le eliminazioni di massa degli ebrei e degli oppositori del nazismo. I due principali autori dell’attentato, un ceco e uno slovacco, non riescono a fuggire. Ma il sacrificio ha una ricompensa nel riconoscimento del valore, militare e morale, della loro impresa.

Antonio Calabrò


© Il Mondo, 15 luglio 2011 www.ilmondo.rcs.it

L'autore: Antonio Calabrò

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Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".