Misteri italiani, un passo avanti verso la verità sulla strage di Ustica del 1980

Pubblicato 26-06-2011 da Antonio Calabrò in Taccuino

Nella tarda serata del 27 giugno 1980 il Dc9 Itavia in volo da Bologna a Palermo scomparve dai radar. Precipitato. 81 i morti. Una strage. Perché? La strage di Ustica è una delle pagine buie della storia italiana, un mistero, un inquietante avvenimento su cui ancora oggi non sappiamo la verità. Disinformazioni, omertà delle autorità di governo e militari, depistaggi dei servizi segreti, manovre della P2, voci false su un guasto tecnico delle strutture dell‘aereo o su una bomba terrorista esplosa a bordo (ancora oggi ci sono politici che continuano a giocare, da irresponsabili, con quell’ipotesi terroristica). Le inchieste giudiziarie, condotte da magistrati testardi e coraggiosi, hanno portato ad accertare alcuni importanti punti fermi: nella notte in cui il Dc9 cadde, parecchi aerei militari volavano nella zona dove viaggiava, ignaro, il Dc9. E si combattè una vera e propria battaglia aerea, tra velivoli Nato e un caccia libico, su cui, secondo alcune informazioni riservate, viaggiava il leader di Libia Gheddafi. Dc9 abbattuto da un missile Nato per errore? Può darsi. Di certo, molte carte scomparvero (compresi i tracciati radar) e molti testimoni della battaglia aerea, misteriosamente, morirono. Oggi, sul “Corriere della Sera“, Andrea Purgatori, giornalista documentato e ostinato ricercatore della verità sulla strage (suo il bel libro “Il muro di gomma”, da cui fu tratto un ottimo film sulla vicenda) scrive che la Nato sta decidendo se rivelare finalmente la nazionalità di quattro degli aerei di quella battaglia notturna. Aerei francesi. C’è una rogatoria della Procura della Repubblica di Roma che chiede informazioni. C’è un’opinione pubblica che continua a insistere per sapere perché 81 cittadini italiani morirono. Si aspetta giustizia

L'autore: Antonio Calabrò

Antonio Calabrò Il blog di Antonio Calabrò - Segui Antonio Calabrò su Twitter - Facebook - LinkedIn

Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".