E’ stato uno dei dirigenti più importanti, nella storia del Pci. Si chiamava Giancarlo Pajetta. E adesso, a cent’anni dalla sua nascita (il 24 giugno del 1911, a Torino), si organizzano convegni e si pubblicano pagine di giornali. Tra le più significative, quelle di oggi su “l’Unità“, con una bella testimonianza di Miriam Mafai, straordinaria giornalista di Repubblica, che gli fu compagna di vita. Qui, su questa pagina, si aggiunge solo un ricordo molto personale, che testimonia comunque dei carattere e della qualità politica di Pajetta dirigente comunista. Il fatto, dunque. Congresso della Federazione provinciale del Pci di Palermo, 1975. Pajetta è il compagno della direzione nazionale comunista mandato a seguire i lavori. Se ne sta seduto al tavolo della presidenza, dal primo pomeriggio fino a notte (e poi ancora l’indomani, per gli ultimi interventi, prima della sua conclusione). Ascolta. Prende appunti. Sono passate da poco le dieci di sera quando mi viene data la parola, come delegato al congresso (a quel tempo lavoravo già da alcuni anni a “L’Ora”, quotidiano del pomeriggio di Palermo, di sinistra). E comincio a parlare, snocciolando una serie di critiche al Pci: “Il partito è in ritardo nella comprensione delle tensioni giovanili… Il Pci è in ritardo sulle lotte popolari per i servizi… Il Pci è in ritardo sulla questione urbana…” Al mio quarto “il Pci è il ritardo…” Pajetta alza gli occhi dal suo quaderno di appunti e mi interrompe, brusco: “Compagno Calabrò, ma tu, quel tuo cazzo di giornale, non lo chiudi mai in ritardo?”. Poi, rimette giù gli occhi. E continua a scrivere. Finii l’intervento per dovere, ma completamente spiazzato, personalmente e politicamente. Gli ricordai l’episodio alcuni anni dopo, al termine di un suo comizio a Cefalù, che avevo seguito come inviato de L’Ora. Si mise a ridere. E con sguardo ironico e affettuoso, commentò: “Talvolta, i ragazzi, sanno essere arroganti, insopportabili… Ragazzi, appunto. Lo sono stato pure io…”
Per ricordare il ragazzo rosso, Giancarlo Pajetta, a cent’anni dalla nascita
L'autore: Antonio Calabrò
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