Cultura, nella Milano Politecnica il sapere delle imprese sta insieme alle competenze del teatro, della pittura, della musica, della letteratura

Pubblicato 15-06-2011 da Antonio Calabrò in Taccuino

Appunti a margine di conversazioni mattutine con Davide Rampello in Triennale, dove si sta allestendo una mostra della Fondazione Pirelli su “L’anima di gomma – Estetica e tecnica al passo con la moda”. Parlare di impresa e parlare di cultura non è fare discorsi su entità separate. E’ parlare della stessa cosa. Proprio nella storia di Milano, la “cultura politecnica” si è affermata, nel corso del tempo. Ed è ancora adesso d’attualità (“Milano Politecnica” si chiama, appunto, uno dei progetti presentati da Assolombarda per l’Expo). Cultura è scienza, ricerca, tecniche di produzione, relazioni creative tra le persone. Cultura è il loro racconto, con tutti gli strumenti artistici a disposizione. Leonardo ne è l’emblema, per una sintesi originale che ha ancora sapore di contemporaneità. Ma anche Carlo Cattaneo. E tutta la declinazione dei rapporti tra imprenditori e intellettuali, sino ai giorni d’oggi. Lo schema tradizionale del “mecenatismo” non va più bene (l’impresa ha i soldi e finanzia le arti, che le sono estranee). Funziona invece la strategia dei progetti comuni. Milano come grande capitale culturale è fatta dalle sue imprese (innovative nei prodotti, nei sistemi di produzione e nei linguaggi di comunicazione), dai suoi giornali, dalle sue case editrici, dalle sue università, dai centri di ricerca, dalle fondazioni e dalle istituzioni vive nel mondo delleconomia, della musica, del teatro, dell‘arte figurativa. Milano culturale è i suoi imprenditori che sanno parlare il linguaggio di un mondo che cambia e i suoi scrittori che usano parole di modernità. E proprio qui sta la chiave di un possibile progetto di sviluppo, sia di Milano sia, usando la metropoli come paradigma, dell‘intero paese. Con un dialogo tra “cultura politecnica” (nel senso che abbiamo detto) e istituzioni pubbliche. Si pensano cose divertenti, insomma, prendendo di mattina un caffè in Triennale

L'autore: Antonio Calabrò

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Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".