Palla al piede dello sviluppo italiano? O riserva di ottime energie intellettuali, di cultura, di intelligenzacreativa, per tutto il Paese, soprattutto nella stagione dell’economia della conoscenza? Il Mezzogiorno è ancora soggetto e oggetto di buona scrittura. Sguardo storico. E prospettive verso il futuro, in un Mediterraneo che proprio adesso produce straordinarie tensioni di cambiamento. In Gran Circo Taddei e altre storie di Vigata Andrea Camilleri racconta, con ironia e gusto dell’assurdo (riecco il Pirandello amico di famiglia, ma anche la lezione razionale e morale di Sciascia), i personaggi di una provincia che, negli anni del fascismo e nell’inquieto dopoguerra, offre sapide testimonianze di capacità critica e di vitalità. Imbroglioni e amanti straordinari, giovanotti di belle speranze in cerca d’eredità e maghe generose, baroni e mafiosi intenti a giocare a carte nei circoli di paese e militanti comunisti folgorati da una bizzarra apparizione religiosa, un’umanità composita che, al di là delle apparenze, manifesta un gusto spregiudicato per le componenti più autentiche dell’esistenza. Come sempre, nel miglior Camilleri, una lezione di vita che va oltre gli orizzonti dell’amata Vigata. Drammatico, disperato, contraddittorio e comunque carico di energie è pure il Sud che emerge da un classico della letteratura meridionalista, Baroni e contadini di Giovanni Russo, premio Viareggio al suo apparire, nei primi anni Cinquanta e più volte ripubblicato, con acute prefazioni di aggiornamento, sino all’ultima edizione per Dalai. Inviato del Corriere della Sera, Russo racconta un Mezzogiorno di speranze e delusioni da riforme parziali (quella agraria, innanzitutto), di modernizzazioni distorte, di antiche e nuove povertà, di rapporti di potere in cui la criminalità organizzata gioca un ruolo centrale. Grandi città come Napoli. E provincia irpina e lucana. Strumenti straordinari come la Cassa per il Mezzogiorno e degrado verso l’assistenzialismo. Caparbia volontà di fare rivivere il Sud. E faticose stagioni di emigrazione, che si ripresentano ancora oggi, con la novità negativa della fuga dei cervelli verso Nord. Sud questione irrisolta. Ma anche Sud energia. Che emerge, con forza, dalle pagine di Il sogno mediterraneo di Ludovico Corrao, intervistato da Baldo Carollo. Giurista, intellettuale, politico, sindaco per un quarto di secolo di Gibellina che volle ricostruita, dopo il terremoto del Belice del 1968, con l’arricchimento di grandi opere d’arte, Corrao non si è mai rassegnato alla irredimibilità della Sicilia. E adesso, superati gli ottant’anni di una vita libera e intensa, ragiona sulla nuova centralità del Mediterraneo e sui dialoghi possibili tra le sue sponde. Di dialoghi sono intessute anche le pagine di un grande romanzo, L’ultima sposa di Palmira, di Giuseppe Lupo. Le parole dei protagonisti del dopo-terremoto che nel 1980 colpisce Campania e Basilicata e distrugge anche Palmira (Paese tanto piccolo da non essere citato sulle carte geografiche) si incrociano con le testimonianze delle figure storiche che nei secoli hanno fondato e poi animato il paese. A tesserne le fila, una giovane antropologa e un anziano falegname. Leggende e storia si incrociano, sui piani di un racconto che mescola leggerezza di magia e durezza di cronaca. Il tempo scorre con inusuale spessore. Ma anche questa è lezione dal Sud. L’immaginazione e la memoria hanno un grande valore morale.
Antonio Calabrò
© Il Mondo, 17 giugno 2011 www.ilmondo.rcs.it