Forchette rotte. Mandate ai novanta deputati dell‘Assemblea regionale siciliana. Per dire: “Con il nostro futuro non ci mangia più nessuno”. Una bella idea. Nata poche settimane fa tra giovani dell‘ambiente di “Addiopizzo” (la protesta civile contro i mafiosi del racket). E rapidamente diffusa attraverso i social networks. Adesso ne cominciano a parlare anche i grandi quotidiani. E Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia (l’imprenditore che ha impegnato l’organizzazione, anche a livello nazionale, contro i legami tra economia e mafia), dichiara di seguire con attenzione e partecipazione l’iniziativa. A parte i consensi su internet, “Forchette rotte” sta organizzando una manifestazione in piazza, a Palermo, per la fine di giugno: i ragazzi porteranno i loro curriculum e li metteranno uno sull’altro, “invece di portarli a un politico, per ottenere un posto su raccomandazione”. Protesta intelligente. Pacifica. Fortemente simbolica. Cui i promotori del movimento chiedono l’adesione ai più noti uomini e donne di cultura siciliani. La disoccupazione giovanile in Sicilia, tra le più alte in Italia, è drammatica. Inutili, spesso, diplomi, lauree e master. Chi può, emigra. Ma moltissimi, troppi, restano a spasso. Lo scandalo suona ancora più inaccettabile in una Regione che spreca risorse pubbliche, manda in pensione i suoi impiegati con appena 16 anni di contributi, continua a seguire criteri di assunzione secondo logiche di clientela, parentela, raccomandazioni in cui i clan mafiosi hanno ancora voce in capitolo. Forchette rotte, dunque. Per rivendicare un lavoro, un futuro, una dignità. Vale davvero la pena tenerli d’occhio, questi giovani siciliani che possono dare un buon esempio al resto del paese
Forchette rotte, tra web e piazza la protesta originale di un gruppo di giovani siciliani
L'autore: Antonio Calabrò
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