Archive for giugno, 2011

“L’Anima di gomma” su La7

Posted 28 giu 2011 — by Antonio Calabrò
Category Cuore di Cactus

Misteri italiani, un passo avanti verso la verità sulla strage di Ustica del 1980

Posted 26 giu 2011 — by Antonio Calabrò
Category Taccuino

Nella tarda serata del 27 giugno 1980 il Dc9 Itavia in volo da Bologna a Palermo scomparve dai radar. Precipitato. 81 i morti. Una strage. Perché? La strage di Ustica è una delle pagine buie della storia italiana, un mistero, un inquietante avvenimento su cui ancora oggi non sappiamo la verità. Disinformazioni, omertà delle autorità di governo e militari, depistaggi dei servizi segreti, manovre della P2, voci false su un guasto tecnico delle strutture dell‘aereo o su una bomba terrorista esplosa a bordo (ancora oggi ci sono politici che continuano a giocare, da irresponsabili, con quell’ipotesi terroristica). Le inchieste giudiziarie, condotte da magistrati testardi e coraggiosi, hanno portato ad accertare alcuni importanti punti fermi: nella notte in cui il Dc9 cadde, parecchi aerei militari volavano nella zona dove viaggiava, ignaro, il Dc9. E si combattè una vera e propria battaglia aerea, tra velivoli Nato e un caccia libico, su cui, secondo alcune informazioni riservate, viaggiava il leader di Libia Gheddafi. Dc9 abbattuto da un missile Nato per errore? Può darsi. Di certo, molte carte scomparvero (compresi i tracciati radar) e molti testimoni della battaglia aerea, misteriosamente, morirono. Oggi, sul “Corriere della Sera“, Andrea Purgatori, giornalista documentato e ostinato ricercatore della verità sulla strage (suo il bel libro “Il muro di gomma”, da cui fu tratto un ottimo film sulla vicenda) scrive che la Nato sta decidendo se rivelare finalmente la nazionalità di quattro degli aerei di quella battaglia notturna. Aerei francesi. C’è una rogatoria della Procura della Repubblica di Roma che chiede informazioni. C’è un’opinione pubblica che continua a insistere per sapere perché 81 cittadini italiani morirono. Si aspetta giustizia

L’anima di gomma – Estetica e tecnica al passo con la moda

Posted 25 giu 2011 — by Antonio Calabrò
Category Ritagli di giornale

dal TG1

Per ricordare il ragazzo rosso, Giancarlo Pajetta, a cent’anni dalla nascita

Posted 24 giu 2011 — by Antonio Calabrò
Category Taccuino

E’ stato uno dei dirigenti più importanti, nella storia del Pci. Si chiamava Giancarlo Pajetta. E adesso, a cent’anni dalla sua nascita (il 24 giugno del 1911, a Torino), si organizzano convegni e si pubblicano pagine di giornali. Tra le più significative, quelle di oggi su “l’Unità“, con una bella testimonianza di Miriam Mafai, straordinaria giornalista di Repubblica, che gli fu compagna di vita. Qui, su questa pagina, si aggiunge solo un ricordo molto personale, che testimonia comunque dei carattere e della qualità politica di Pajetta dirigente comunista. Il fatto, dunque. Congresso della Federazione provinciale del Pci di Palermo, 1975. Pajetta è il compagno della direzione nazionale comunista mandato a seguire i lavori. Se ne sta seduto al tavolo della presidenza, dal primo pomeriggio fino a notte (e poi ancora l’indomani, per gli ultimi interventi, prima della sua conclusione). Ascolta. Prende appunti. Sono passate da poco le dieci di sera quando mi viene data la parola, come delegato al congresso (a quel tempo lavoravo già da alcuni anni a “L’Ora”, quotidiano del pomeriggio di Palermo, di sinistra). E comincio a parlare, snocciolando una serie di critiche al Pci: “Il partito è in ritardo nella comprensione delle tensioni giovanili… Il Pci è in ritardo sulle lotte popolari per i servizi… Il Pci è in ritardo sulla questione urbana…” Al mio quarto “il Pci è il ritardo…” Pajetta alza gli occhi dal suo quaderno di appunti e mi interrompe, brusco: “Compagno Calabrò, ma tu, quel tuo cazzo di giornale, non lo chiudi mai in ritardo?”. Poi, rimette giù gli occhi. E continua a scrivere. Finii l’intervento per dovere, ma completamente spiazzato, personalmente e politicamente. Gli ricordai l’episodio alcuni anni dopo, al termine di un suo comizio a Cefalù, che avevo seguito come inviato de L’Ora. Si mise a ridere. E con sguardo ironico e affettuoso, commentò: “Talvolta, i ragazzi, sanno essere arroganti, insopportabili… Ragazzi, appunto. Lo sono stato pure io…”

L’umana commedia di questa nostra Italia

Posted 24 giu 2011 — by Antonio Calabrò
Category Articoli

Logo - Il MondoGente perbene. E malacarne. Ingegneri severi, attenti alla qualità del lavoro da fare e da insegnare. E arrampicatori sociali, bramosi di soldi e potere. Ragazzi che mordono la vita, per cercare di migliorarne il senso. E adulti disillusi, in punto di morte. Grande commedia umana, tra romanzi, cronache dolenti e sofisticate indagini di buona sociologia. In un’Italia che cambia, cade ma ritrova, nonostante tutto, una dignitosa vitalità. Come il ponte di Valfonda, ardita costruzione tirata su dall’ingegner Maineri, crollata in una notte di tempesta e comunque ripresa in mano, riprogettata e forse ricostruita dai suoi collaboratori. Nelle pagine di L’ingegnere, una vita, di Paolo Barbaro (eccellente scrittura, acuta tensione narrativa nella costruzione dei personaggi) scorrono le immagini di un Paese in crescita, negli anni duri eppur fiduciosi della ricostruzione post bellica e del boom economico, rivisti attraverso gli occhi dell’anziano e burbero professionista e dell’allievo che impara mestiere e vita. Fatica. E speranza Read More

L’anima della gomma sui principali telegiornali

Posted 22 giu 2011 — by Antonio Calabrò
Category Cronaca, Ritagli di giornale

TG5

TG3 Lombardia

Radio 24

In Calabria un festival culturale per combattere la mafia

Posted 19 giu 2011 — by Antonio Calabrò
Category Taccuino

Un buon libro contro i boss. E’ il senso di una bella iniziativa promossa dall’assessorato alla Cultura di Lamezia Terme, in Calabria: “Trame, un festival dei libri sulle mafie”, da mercoledì 22 a domenica 26 giugno. L’idea è di Tano Grasso, assessore a Lamezia, un siciliano coraggioso che era stato capofila, anni fa, delle organizzazioni contro il racket mafioso. Dibattiti, convegni, discussioni, letture pubbliche, riunendo a Lamezia giornalisti, scrittori, uomini di legge, convinti che contro mafia, camorra e ‘ndrangheta servano sia la repressione (con severe e puntuali indagini e iniziative giudiziarie e con attività contro i patrimoni mafiosi) sia la formazione di una vera e propria coscienza civile che metta ai margini l’incultura dell‘illegalità e della prepotenza. Colpire i boss. I loro complici. E l’indifferenza sociale che aiuta il radicamento del potere mafioso. Se ne parla oggi sulle pagine della Domenica del Sole24Ore. E sarebbe utile che analoghe iniziative fossero promosse anche a Milano e a Torino, in Liguria e in Emilia, dove le cosche mafiose hanno trovato spazio, consensi e buone occasioni d’affari. Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Rocco Chinnici, magistrati che conoscevano bene l’importanza della cultura antimafia, ne sarebbero felici

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