“La vergogna dei baby pensionati”, titola in copertina Panorama. Dentro, parecchie pagine di una documentata inchiesta, “Chi munge la Sicilia“, in cui si racconta che una legge della Regione, del 2000, permette ai suoi dipendenti di ritirarsi dal lavoro anche dopo 16 anni appena di contributi: basta avere un parente “gravemente ammalato” da accudire. La pensione? Pochi euro in meno dell‘ultimo stipendio. Una pacchia, insomma. Di cui, dal 2008 a oggi, hanno già approfittato quasi 700 dipendenti, molti dei quali con un’età inferiore ai 50 anni. Panorama fa nomi e cognomi, calcola carriere e anzianità e racconta che, una volta in pensione, in tanti si sono dedicati alla politica, alla libera professione, a fare impresa. Con una sicurezza: un buon assegno pensionistico in tasca. Poco importa se nel resto d’Italia si va verso un pensionamento con 40 anni di contributi. La Sicilia, si sa, è una regione “speciale”. Gode di uno Statuto che consente all’Isola una straordinaria autonomia, legislativa e finanziaria. Ha sempre nutrito una cultura rivendicativa gelosa della propria particolarità. Come quell’autonomia sia stata usata, lo dicono cifre e fatti. Un boom della spesa pubblica, che ha dissestato i bilanci regionali. Una pletora di pubblici impiegati, risultato di clientele e assistenzialismo. Nessun serio progetto di sviluppo. Scarse occasioni di lavoro e di futuro per i giovani che non abbiano appoggi politici e non facciano parte di mafie e clientele (e infatti molti giovani emigrano, in cerca di un migliore e più libero e dignitoso destino). Un’altra brutta storia siciliana, insomma, quelle dei baby pensionati. Non una novità, certo (da sempre, il pensionamento in Sicilia ha tutto il sapore del privilegio). Ma una conferma di un antico andazzo, che peggiora proprio in tempi in cui si parla tanto di indispensabile controllo della spesa pubblica, a cominciare da quella previdenziale. Povera Sicilia…
La Sicilia è un’isola speciale. Anche per andare in pensione con 16 anni appena di contributi
L'autore: Antonio Calabrò
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