La Sicilia è un’isola speciale. Anche per andare in pensione con 16 anni appena di contributi

Pubblicato 27-05-2011 da Antonio Calabrò in Taccuino

“La vergogna dei baby pensionati”, titola in copertina Panorama. Dentro, parecchie pagine di una documentata inchiesta, “Chi munge la Sicilia“, in cui si racconta che una legge della Regione, del 2000, permette ai suoi dipendenti di ritirarsi dal lavoro anche dopo 16 anni appena di contributi: basta avere un parente “gravemente ammalato” da accudire. La pensione? Pochi euro in meno dell‘ultimo stipendio. Una pacchia, insomma. Di cui, dal 2008 a oggi, hanno già approfittato quasi 700 dipendenti, molti dei quali con un’età inferiore ai 50 anni. Panorama fa nomi e cognomi, calcola carriere e anzianità e racconta che, una volta in pensione, in tanti si sono dedicati alla politica, alla libera professione, a fare impresa. Con una sicurezza: un buon assegno pensionistico in tasca. Poco importa se nel resto d’Italia si va verso un pensionamento con 40 anni di contributi. La Sicilia, si sa, è una regione “speciale”. Gode di uno Statuto che consente all’Isola una straordinaria autonomia, legislativa e finanziaria. Ha sempre nutrito una cultura rivendicativa gelosa della propria particolarità. Come quell’autonomia sia stata usata, lo dicono cifre e fatti. Un boom della spesa pubblica, che ha dissestato i bilanci regionali. Una pletora di pubblici impiegati, risultato di clientele e assistenzialismo. Nessun serio progetto di sviluppo. Scarse occasioni di lavoro e di futuro per i giovani che non abbiano appoggi politici e non facciano parte di mafie e clientele (e infatti molti giovani emigrano, in cerca di un migliore e più libero e dignitoso destino). Un’altra brutta storia siciliana, insomma, quelle dei baby pensionati. Non una novità, certo (da sempre, il pensionamento in Sicilia ha tutto il sapore del privilegio). Ma una conferma di un antico andazzo, che peggiora proprio in tempi in cui si parla tanto di indispensabile controllo della spesa pubblica, a cominciare da quella previdenziale. Povera Sicilia

L'autore: Antonio Calabrò

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Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".