Quei giovani in cerca di risposte, sul lavoro ma anche su una speranza di migliore qualità della vita

Pubblicato 22-05-2011 da Antonio Calabrò in Taccuino

“Quelli di Puerta del Sol”, scrive il Corriere della Sera, parlando delle proteste dei giovani spagnoli, in corso da parecchi giorni per rivendicare risposte alla grave crisi economica e sociale del loro paese. Giovani in piazza. Disoccupati. Precari. Preoccupati comunque di un destino cupo, grigio di prospettive. “Ci hanno rubato il futuro“, scrive una di loro. La protesta corre sull’onda del web, sui messaggi di twitter, sulle pagine di Facebook, sui mille canali del social media. E arriva anche in Italia. Al di là della Spagna, siamo di fronte a una estesa, diffusa protesta giovanile che ha mille volti, nei paesi arabi, in Europa, negli Usa. E al di là delle pur profonde differenze politiche e culturali che connotano le diverse piazza, la sensazione è di essere di fronte a un complesso disagio giovanile che chiede alle generazioni che hanno governato i paesi e il mondo di riscrivere un “patto generazionale” che assicuri ai nostri ragazzi un futuro migliore, più ricco di opportunità, libertà, possibilità di progetti, responsabilità. Se ne deve parlare anche in Italia, appunto. E a Milano. Proprio in una Milano che invecchia (il 10% della popolazione ha più di 80 anni, un altro 20% ne ha più di 65: un terzo di anziani, insomma) ma che ha al suo interno una straordinaria ricchezza: 200mila studenti universitari che arrivano qui, nel dieci atenei della città, da moltissime città d’Italia e (pur se pochissimi) da altri paesi del mondo per cercare formazione di qualità e opportunità di istruzione per un futuro di buon lavoro. Cosa offre la città a tanti giovani non milanesi? Come rendere contemporanea l’antica attitudine milanese all’accoglienza, all’integrazione, a far tesoro di tante diverse culture per continuare a essere metropoli aperta e dunque a crescere, stimolante e innovativa? Ci sono risposte essenziali da dare, per non tradire la città e il suo futuro

L'autore: Antonio Calabrò

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Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".