Standard & Poor’s, l’agenzia internazionale che misura l’affidabilità dei debitori, ha tagliato l’outlook sull’Italia, da stabile a negativo. Sul giudizio giocano le preoccupazioni generali sull’economia europea, per la drammatica crisi greca, che può avere conseguenze soprattutto per i paesi con pesante debito pubblico (come l’Italia, appunto). Le considerazioni sulla stentata crescita economica (dei grandi paesi dell‘euro, l’Italia è quella che va peggio, con una crescita asfittica, l’1% appena). E le valutazioni critiche sui rischi di una condizione generale di instabilità politica. Insomma, l’economia italiana è in affanno e le previsioni non sono rosee. Il giudizio di S&P ha subito trovato una risposta da parte del Tesoro: il ministro Tremonti fa sapere che l’Italia rispetterà i suoi impegni, per tenere i conti pubblici in ordine e far diminuire gradatamente il debito. E Tremonti, dei politici italiani, è tra i pochi a godere di solida credibilità. Sull’economia italiana arrivano anche notizie positive: aumentano a marzo gli ordini dell‘industria (ai massimi dal 2006) e il suo fatturato, soprattutto per merito dell‘export in brillante ripresa. Ma il mercato interno resta molto debole, la disoccupazione e la cassa integrazione elevate.
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