Mafia. Ovvero ‘ndrangheta e uomini d’onore, storie di vita e malaffare

Perché la giustizia è una cosa molto seria

Pubblicato 16-05-2011 da Antonio Calabrò in Articoli

Logo - Il Mondo«Metastasi, la chiama Gianluigi Nuzzi, giornalista di razza. E parla della ‘ndrangheta, che ha piantato solide radici, al di là dalla Calabria d’origine, nelle ricche terre lombarde. E a questo tumore che ammorba economia, politica, società, ha dedicato un libro, scritto con Claudio Antonelli, «sangue soldi e politica tra Nord e Sud», secondo le confessioni di un pentito, Giuseppe Di Bella e le minuziose verifiche di fatti e dati. Le famiglie di ‘ndrangheta godono di un fatturato di oltre 44 miliardi di euro ogni anno, il 2,9% del Pil italiano, certifica l’Eurispes. E questa ricchezza è accumulata mescolando affari e violenza, corruzione e complicità politiche ed economiche. A Reggio Calabria e nella Locride. Ma anche a Milano, nella benestante provincia che va dalla Liguria all’Emilia, sino alla Lombardia in cui è suonato l’allarme delle autorità giudiziarie e, finalmente, di alcuni politici e delle associazioni degli imprenditori. Nuzzi e Antonelli, di una tale invasione criminale, documentano attività, investimenti, delitti. Denunciano complicità negli apparati pubblici. Prevedono ulteriori guasti alla vita sociale: la ‘ndrangheta si è diffusa grazie al silenzio e alle connivenze, che ancora continuano. Per averne un quadro ancora più ricco, si può provare a documentarsi anche su altri testi, come I Gattopardi. Uomini d’onore e colletti bianchi, la metamorfosi delle mafia nell’Italia di oggi, scritto da un magistrato, Raffaele Cantone e da un giornalista, Gianluca di Feo e pubblicato da Mondadori e come Globalmafia. Manifesto per un’Internazionale antimafia, dello storico Giuseppe Carlo Marino, con un contributo del magistrato Antonio Ingroia. E, per capirne meglio le radici, si può provare a rileggere la storia. Grazie a Contro la mafia, un’antologia curata da Nando dalla Chiesa, con pagine tratte dai testi classici di Leopoldo Franchetti, Napoleone Colajanni, Gaetano Mosca, Carlo Levi, Danilo Dolci, Michele Pantaleone, Giuseppe Fava, Corrado Stajano, etc: riprova di quanto antichi siano stati i legami tra mafia, politica e pubblica amministrazione e di come l’amnesia dei tempi e la rimozione delle responsabilità storiche e sociali abbia sempre fatto il gioco dei boss. Alla memoria fa ricorso anche Augusto Cavadi, in 101 storie di mafia che non ti hanno mai raccontato, un libro destinato a essere letto soprattutto dalle nuove generazioni: «Da Buscetta a Provenzano, da Falcone a don Puglisi: stragi, delitti, processi, attentati, episodi misteriosi e insoliti di criminali ed eroi, dentro e contro la Piovra». Emerge in primo piano una questione politica. Ma anche un tema chiave, quello dell’efficienza del sistema giudiziario. Come documentano, in un appassionante dialogo, Nicola Gratteri, magistrato e Antonio Nicaso, studioso di tutti gli aspetti del fenomeno ‘ndrangheta. Il libro ha un titolo esemplare, un monito: La giustizia è una cosa seria. Anche se in Italia la legislazione antimafia è più avanzata che in altri paesi, la macchina giudiziaria non funziona a sufficienza. E le cosche della criminalità organizzata e i loro complici se ne avvantaggiano: «Servirebbe una riforma seria, espressione di scelte condivise, concepite nell’interesse generale, per dare alla magistratura e alle forze dell’ordine gli strumenti migliori, senza intaccare i diritti e le garanzie fondamentali». Come ben sapevano due ottimi magistrati: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Antonio Calabrò



© Il Mondo, 20 maggio 2011 www.ilmondo.rcs.it

L'autore: Antonio Calabrò

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Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".