Gli imprenditori chiamati da Confindustria per le Assise Generali si sono ritrovati a Bergamo in quasi seimila. Tantissimi. E da tutte le regioni d’Italia. Segno di vitalità. E di protagonismo, per dare ancora più forza alle richieste di interventi per lo sviluppo del Paese. Una crescita in quantità e in qualità. “Le imprese tengono in piedi il Paese“, ha rivendicato orgogliosamente la presidente Marcegaglia. Perché le imprese investono, innovano, vanno all’estero, tengono vivo il tessuto delle relazioni, stimolano e soddisfano consumi, sono attori di veri e propri processi culturali che reggono la modernizzazione italiana. La cultura d’impresa è cultura politecnica, cultura tout court, cultura civile del produrre ricchezza e ripartirne gli effetti, cultura del mercato ben regolato e del premio a chi sa fare, e fare bene. Gli imprenditori chiedono riforme (fisco, formazione, lavoro, burocrazia, etc.) in grado di rafforzare la competitività e premiare il merito. Non chiedono sussidi, né assistenzialismo, né favori. Politiche per la crescita, semmai. E lamentano giustamente la sordità della politica. Conquistano spazi sui mercati esteri. E si candidano a gestire un Ice (l’Istituto per il commercio estero) che non funziona affatto come dovrebbe. Una buona idea. Alle Assiste, Confidnustria ha anche parlato di se stessa. Criticamente. “Il cambiamento deve venire da noi“, ha detto la presidente Marcegaglia. Meno convegni, più servizi, meno lobbying verso pubblici poteri distratti e comunque senza soldi e più iniziative di stimolo per fare crescere le imprese, per dimensioni (oltre il micro, oltre il familismo) e per cultura aziendale (la proprietà familiare va bene, la gestione competente manageriale è indispensabile). L’industria manifatturiera resta in primo piano, un vero e proprio asset dell‘economia italiana (siamo il secondo paese manifatturiero d’Europa, dopo la Germania). Ed è attorno all’industria moderna che si aggrega una catena del valore fatta da produzione, servizi, logistica, ricerca, finanza, commercio. Siamo bravi, noi italiani, in tutto questo. Ma ancora gracili. Crescere è indispensabile. Lo capissero, finalmente, anche quei nostri politici in tutt’altre faccende affaccendati…
Orgoglio industriale degli imprenditori italiani, riforme e non sussidi per lo sviluppo del Paese
L'autore: Antonio Calabrò
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