Se ne stava tranquillo a Casal di Principe, uno dei paesi cuore dell‘impero del clan, nella casa di un amico compiacente. Ma alla fine, dopo lunghe indagini, la polizia l’ho stanato. E arrestato. Così da ieri è in galera Mario Caterino, il “numero 2″ del clan dei casalesi, una delle cosche più feroci e potenti della camorra (il clan delle minacce a Roberto Saviano, che ne aveva denunciato i crimini). “Su di me solo favole”, ha detto Caterino. Come sono abituati a fare i boss, fin dal tempo di Luciano Liggio, capo dei feroci corleonesi (“Sono un povero paralitico”, disse con un sorriso beffardo al questore Mangano che negli anni Settanta gli strinse ai polsi le manette). Successo degli inquirenti, dunque. Importante. Se un boss va in galera, mafia, camorra e ‘ndrangheta ricostruiscono il tessuto di comando, è vero. Ma l’operazione e comunque complicata. E gli arresti (e poi le condanne ai processi) sono un duro colpo per le organizzazioni criminali. Anche perché rompono il mito della potenza e dell‘impunità dei mafiosi, ne incrinano il dominio sociale
Camorra, in manette il boss numero 2 dei casalesi
L'autore: Antonio Calabrò
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