Archive for maggio, 2011

Pubblico e privato dell’Italia in rosa

Posted 28 mag 2011 — by Antonio Calabrò
Category Articoli

Logo - Il MondoDonne. Che percorrono il tempo con sguardo vigile e lucido, severo e amoroso. Protagoniste di straordinarie trasformazioni, perché capaci di custodire memoria e farne lievito di contemporaneità. Donne madri, mogli, amiche, compagne, maestre di sentimenti, di parole, di vita che valga la pena d’essere vissuta. Italiane. Biografia del Novecento, si intitola un saggio, ben documentato, di Perry Willson, originale biografia collettiva che parte dalle contadine e dalle operaie all’alba del secolo nuovo, attraversa la stagione del fascismo e delle guerre, descrive le trasformazioni sociali del miracolo economico, racconta le lotte per i diritti femminili, sul lavoro e nella società e arriva alle dimensioni problematiche di una condizione femminile che oggi vanta nuovi spazi e nuovi poteri, ma certo non ancora pari opportunità e rivela invece inedite distorsioni, nelle tante articolazioni di un’Italia contraddittoria e controversa. Storia di battaglie politiche e civili, anche all’interno del mondo cattolico, della sinistra, del sindacato. E di svolte culturali Read More

La Sicilia è un’isola speciale. Anche per andare in pensione con 16 anni appena di contributi

Posted 27 mag 2011 — by Antonio Calabrò
Category Taccuino

“La vergogna dei baby pensionati”, titola in copertina Panorama. Dentro, parecchie pagine di una documentata inchiesta, “Chi munge la Sicilia“, in cui si racconta che una legge della Regione, del 2000, permette ai suoi dipendenti di ritirarsi dal lavoro anche dopo 16 anni appena di contributi: basta avere un parente “gravemente ammalato” da accudire. La pensione? Pochi euro in meno dell‘ultimo stipendio. Una pacchia, insomma. Di cui, dal 2008 a oggi, hanno già approfittato quasi 700 dipendenti, molti dei quali con un’età inferiore ai 50 anni. Panorama fa nomi e cognomi, calcola carriere e anzianità e racconta che, una volta in pensione, in tanti si sono dedicati alla politica, alla libera professione, a fare impresa. Con una sicurezza: un buon assegno pensionistico in tasca. Poco importa se nel resto d’Italia si va verso un pensionamento con 40 anni di contributi. La Sicilia, si sa, è una regione “speciale”. Gode di uno Statuto che consente all’Isola una straordinaria autonomia, legislativa e finanziaria. Ha sempre nutrito una cultura rivendicativa gelosa della propria particolarità. Come quell’autonomia sia stata usata, lo dicono cifre e fatti. Un boom della spesa pubblica, che ha dissestato i bilanci regionali. Una pletora di pubblici impiegati, risultato di clientele e assistenzialismo. Nessun serio progetto di sviluppo. Scarse occasioni di lavoro e di futuro per i giovani che non abbiano appoggi politici e non facciano parte di mafie e clientele (e infatti molti giovani emigrano, in cerca di un migliore e più libero e dignitoso destino). Un’altra brutta storia siciliana, insomma, quelle dei baby pensionati. Non una novità, certo (da sempre, il pensionamento in Sicilia ha tutto il sapore del privilegio). Ma una conferma di un antico andazzo, che peggiora proprio in tempi in cui si parla tanto di indispensabile controllo della spesa pubblica, a cominciare da quella previdenziale. Povera Sicilia

Antonio e Carlo Calabrò: il miracolo brasiliano

Posted 25 mag 2011 — by Antonio Calabrò
Category Bandeirantes, Ritagli di giornale

da Libertà, 14 Maggio 2011

Il successo del Brasile? Il mix equità e crescita

Posted 24 mag 2011 — by Antonio Calabrò
Category Bandeirantes, Ritagli di giornale

da Il Riformista del 21 Maggio 2011

L’Istat documenta che l’Italia arranca e le famiglie danno fondo ai risparmi

Posted 23 mag 2011 — by Antonio Calabrò
Category Taccuino

:inizia:Radiocor – Roma, 23 mag – L’Italia arranca, stenta a uscire dalla crisi e le famiglie, il cui potere di acquisto e’ sceso del 3,1% nel 2009 e dello 0,6% nel 2010, ‘per salvaguardare il livello dei consumi’ hanno avviato ‘una progressiva erosione del tasso di risparmio, sceso per la prima volta al di sotto di quello delle altre grandi economie dell‘Uem’. Lo segnala l’Istat nel Rapporto 2010 presentato oggi. L’Italia, insieme alla Germania ‘ha subito la maggior caduta del Pil‘ mostrando poi, al contrario di Berlino, un ‘recupero molto modesto: a marzo 2011, il Pil in Italia e’ ancora inferiore di 5,1 punti percentuali rispetto al primo trimestre 2008′. Nell’industria si e’ ridotta la capacita’ di esportare ‘specie nei settori di punta della nostra specializzazione produttiva. E’ proseguita la caduta degli occupati tra i 18 e 29 anni (-182mila unita’). In termini relativi, il calo dell‘occupazione giovanile (-8,0 e -5,3%, rispettivamente nel 2009 e nel 2010) ‘e’ stato circa cinque volte piu’ elevato di quello complessivo’. Intanto, il fenomeno degli abbandoni scolastici prematuri ‘rimane consistente, 18,8% nel 2010′. L’occupazione e’ rimasta stabile per le donne ma e’ peggiorata la qualita’ del loro lavoro. E’ infatti scesa ‘l’occupazione qualificata, tecnica e operaia (-170mila unita’), ed e’ aumentata soprattutto quella non qualificata (+108mila unita’). Si tratta soprattutto di italiane impiegate nei servizi di pulizia a imprese ed enti e di collaboratrici domestiche e assistenti familiari straniere’. Altri fattori di peggioramento qualitativo dell‘occupazione femminile sono: la crescita del part time, l’aumento delle donne sovra istruite, la disparita’ salariale (20% in meno rispetto ai maschi). Fil-tri

Capaci, diciannove anni fa la strage mafiosa in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie e gli uomini della scor ta. Omaggio alla memoria. Ma anche a l’attualità dell’Antimafia

Posted 23 mag 2011 — by Antonio Calabrò
Category Taccuino

Pomeriggio del 23 maggio 1992, diciannove anni fa. A Capaci. Una bomba mafiosa per uccidere Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della scorta. Pochi mesi dopo, a luglio, stessa sorte per Paolo Borsellino e i suoi. Ieri sera Rai 1 ha rimandato in onda uno sceneggiato ben fatto, su Falcone, i magistrati del pool antimafia e il clima di ostilità che ne accompagnò il lavoro, a Palermo e a Roma, da parte di una politica e di una società civile che con la mafia convivevano volentieri, con un traffico di consensi e affari e teorizzavano che la mafia non si può estirpare e va contenuta in “limiti fisiologici”. Vale la pena ricordargli, quegli anni, di sangue e terrore mafioso, ma anche di reazione dello Stato. Per apprezzare le differenze nel corso del tempo (molti boss in galera, molti imprenditori che si sono ribellati alla mafia) ma anche per cogliere i pericoli che la mafia continui a infiltrare politica ed economia, in Sicilia, ma anche a Roma e al Nord. E per ribadire che la giustizia è una cosa seria e magistrati e forze dell‘ordine devono essere messi sempre in condizione di combattere con efficacia mafia, camorra e ‘ndrangheta. Dunque, memoria non come rito, ma come vigile coscienza delle istituzioni e di tutti noi

Quei giovani in cerca di risposte, sul lavoro ma anche su una speranza di migliore qualità della vita

Posted 22 mag 2011 — by Antonio Calabrò
Category Taccuino

“Quelli di Puerta del Sol”, scrive il Corriere della Sera, parlando delle proteste dei giovani spagnoli, in corso da parecchi giorni per rivendicare risposte alla grave crisi economica e sociale del loro paese. Giovani in piazza. Disoccupati. Precari. Preoccupati comunque di un destino cupo, grigio di prospettive. “Ci hanno rubato il futuro“, scrive una di loro. La protesta corre sull’onda del web, sui messaggi di twitter, sulle pagine di Facebook, sui mille canali del social media. E arriva anche in Italia. Al di là della Spagna, siamo di fronte a una estesa, diffusa protesta giovanile che ha mille volti, nei paesi arabi, in Europa, negli Usa. E al di là delle pur profonde differenze politiche e culturali che connotano le diverse piazza, la sensazione è di essere di fronte a un complesso disagio giovanile che chiede alle generazioni che hanno governato i paesi e il mondo di riscrivere un “patto generazionale” che assicuri ai nostri ragazzi un futuro migliore, più ricco di opportunità, libertà, possibilità di progetti, responsabilità. Se ne deve parlare anche in Italia, appunto. E a Milano. Proprio in una Milano che invecchia (il 10% della popolazione ha più di 80 anni, un altro 20% ne ha più di 65: un terzo di anziani, insomma) ma che ha al suo interno una straordinaria ricchezza: 200mila studenti universitari che arrivano qui, nel dieci atenei della città, da moltissime città d’Italia e (pur se pochissimi) da altri paesi del mondo per cercare formazione di qualità e opportunità di istruzione per un futuro di buon lavoro. Cosa offre la città a tanti giovani non milanesi? Come rendere contemporanea l’antica attitudine milanese all’accoglienza, all’integrazione, a far tesoro di tante diverse culture per continuare a essere metropoli aperta e dunque a crescere, stimolante e innovativa? Ci sono risposte essenziali da dare, per non tradire la città e il suo futuro

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