Scrive oggi @Il Sole24Ore che è pronta per la firma della ministro Gelmini la direttiva che sblocca e distribuisce i fondi per la ricerca, 1,2 miliardi di euro. Finalmente. Un passo avanti per la competitività dell‘Italia e della sue imprese. Ma un piccolo passo, purtroppo. Perché mentre l’Italia destina alla ricerca appena l’1,2% del Pil, la Germania spende il 2,6%. E la Cina incrementa i suoi stanziamenti del 20% all’anno. Tassi alti di investimento anche negli Usa, nel Giappone pur piegato dalla crisi, nel dinamico Brasile, nei paesi delle “tigri del Far East”. L’Italia, conferma Mediobanca, continua a restare il secondo grande paese industriale manifatturiero d’Europa, dopo la Germania. Ma a fatica. E su “ricerca e sviluppo” è sempre fanalino di coda. Chi non sa puntare coraggiosamente sull’innovazione, ipoteca il futuro e si condanna al declino. E la buona notizia di oggi rischiara pochissimo il contesto di un Paese che in politica e negli investimenti continua a non guardare con lungimiranza all’innovazione. I conservatori e i provinciali, da questo punto di vista, sono destinati a perdere. E a fare vivere male soprattutto le nuove generazioni (infatti, la disoccupazione giovanile, certifica l’Istat, continua ad aumentare)
Fondo per la ricerca, arrivano 1,2 miliardi. Bene. Ma troppo pochi. Gli altri paesi fanno molto di più
L'autore: Antonio Calabrò
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