Igrandi scrittori hanno un’anima profetica. Come Luciano Bianciardi, in La vita agra: «Faranno insorgere bisogni mai sentiti prima. Chi non ha l’automobile l’avrà, e poi ne daremo due per famiglia e poi una a testa, daremo anche un televisore a ciascuno, due televisori, due frigoriferi, due lavatrici, tre apparecchi radio, il rasoio elettrico, la bilancina da bagno, l’asciugacapelli… A tutti. Purché lavorino, siano pronti a scarpinare, a pestarsi i piedi, a tafanarsi l’un l’altro dalla mattina alla sera. Io mi oppongo». Era il 1962, cinquant’anni fa. «Se ci pensate, mancano solo l’iPod, i telefonini e il computer ed è lo specchio della nostra società», commenta Simone Perotti in Avanti tutta. Manifesto per una rivolta individuale. Reduce dal successo di Adesso basta, Perotti, ex manager di comunicazione, adesso skipper, artigiano e scrittore, torna sui temi del riequilibrio di vita e consumi e affronta, con esempi di vita pratica, le questioni poste dalla Grande crisi del 2008: è necessario bloccare la ossessione della crescita infinita e riflettere sul tempo, le libertà, gli squilibri sociali e individuali. Basta poco. Pensieri forti e gesti semplici per una nuova ecologia della vita quotidiana, suggerisce anche Antonio Galdo, parlando di «ritorno dell’homo faber», di compostezza dei consumi (scelta etica ed estetica, non solo economica), di intelligente uso dell’energia, di diritti sociali. Le riflessioni dei due autori italiani si inseriscono nel contesto dei pensieri critici che trovano come portabandiera alcuni dei più lucidi pensatori di questi nostri tempi inquieti e disordinati, come Tony Judt e Zygmunt Bauman, ma anche come l’Edmondo Berselli de L’economia giusta. Vite che non possiamo permetterci, nota Zigmunt Bauman, straordinario sociologo contemporaneo, teorico della società liquida, in un libro intervista con Citlali Rovirosa Madrazo, una sorta di guida al pensiero baumaniano, dai limiti del passaggio da una società di produttori a una società di consumatori ai guasti provocati da un capitalismo avido e vorace che trasforma in territori di conquista anche le persone, ossessionate dai miti della giovinezza e della bellezza a ogni costo. Eccesso di credito, per soddisfare bisogni creati uno dopo l’altro, con incuranza per la tutela dell’ambiente e la sostenibilità sociale della crescita economica. Crisi del welfare state e della stessa politica delle democrazie liberali. Poteri pubblici ridotti a guardiani della paura. Economicismo. E degrado delle relazioni sociali, civili, personali. La Grande crisi, sostiene Bauman, impone una riconsiderazione dei modi e dei tempi dell’economia. Cercando sviluppo equilibrato e diritti. Tutelando le persone e i ceti più poveri e deboli. Per non rinunciare a sentirsi umanità, comunità. Guasto è il mondo, scrive Tony Judt, probabilmente il più autorevole intellettuale americano contemporaneo, in un libro destinato a dare indicazioni di senso alle giovani generazioni, negli Usa e in Europa, sui temi della democrazia, dei diritti, della giustizia sociale coniugata con le libertà.
Superando «opulenza privata e squallore pubblico»: «Sappiamo quanto costano le cose, ma non quanto valgono. Non ci chiediamo più, di una sentenza di tribunale o di una legge, se sia buona, o equa, o giusta, o corretta, se contribuirà a rendere migliore la società o il mondo. Erano queste, un tempo, le domande politiche per eccellenza. Dobbiamo reimparare a porcele».
Antonio Calabrò
© Il Mondo, 6 maggio 2011 www.ilmondo.rcs.it