“Ragazzi feroci”, titola in copertina “Sette”, il magazine del Corriere della Sera”, per presentare un nuovo libro di un suo giornalista, Cesare Fiumi, pubblicato da Dalai Editore. E spiega.

I ragazzi feroci e la nostra inciviltà di massa

Pubblicato 28-04-2011 da Antonio Calabrò in Taccuino

“Ragazzi feroci”, titola in copertina “Sette”, il magazine del @Corriere della Sera“, per presentare un nuovo libro di un suo giornalista, Cesare Fiumi, pubblicato da Dalai Editore. E spiega. “Sono poco più che adolescenti. Aggrediscono coetanei. Uccidono per qualche euro. Cosa sta succedendo tra i più giovani? Le colpe, anche le nostre”, di noi adulti, di genitori che danno il cattivo esempio. E’ il tema del nostro blog di ieri. E’ la riflessione che dobbiamo imporci, di fronte a una realtà che non ci piace, ma di fronte alla quale non possiamo certo mostrare né indifferenza, né rassegnazione. Quei “ragazzi feroci”, pur se adolescenti, hanno le loro responsabilità, una testa, una coscienza, che guida le loro scelte. Non vanno scusati, naturalmente. Ma almeno capiti. E considerati anche uno specchio in cui si riflette l’immagine di un mondo adulto che ha perso, in gran parte, moralità, consistenza, senso dellavita buona” e delle relazioni positive. Scrive nell’editoriale il direttore di “Sette” Giuseppe Di Piazza: “Osservate certi bambini esultare dopo un gol. Scimmiottano i calciatori più invasati della serie A, non i più eleganti. Chi vuol essere oggi baluardo di civiltà, di rispetto dignitoso dell‘altro, corre un pericolo: quello di essere preso a ceffoni dalla realtà. Vediamo crescere una generazione rabbiosa, intollerante, che condivide un insieme di non-valori. Quanta violenza può esserci nel cuore di una ragazza, di un ragazzo? Quella che abbiamo permesso, favorito, sollecitato”. Naturalmente non tutti gli adolescenti sono “ragazzi feroci”. Non tutti costituiscono baby gang, nei quartieri squallidi delle periferie urbane, ma anche nelle zone privilegiate e benestanti del centro. Ma le tendenze violente sono in aumento. E quella violenza ci chiama in causa. Da adulti, genitori, insegnanti, pubblici amministratori, persone di cultura, opinion leaders. Quei nostri ragazzi, anche se non ci piacciono, ci somigliano, purtroppo. E anche se parecchi adulti sono rispettosi, civili, rispettosi delle regole e dei criteri di convivenza civile, a tutti tocca un severo esame di coscienza. Tocca, appunto, essere severi, per evitare che continuino a proliferare i “ragazzi feroci”, ipotecando malamente il futuro di tutti.

L'autore: Antonio Calabrò

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Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".