Non abitano lontano da noi, gli assassini. Nel nostro Paese. Nel nostro stesso quartiere. Perfino, talvolta, nella nostra stessa casa. Parlano, più o meno direttamente, anche di noi, con le loro imprese omicide. In un modo o nell’altro, ci coinvolgono. Ogni delitto, comunque motivato, è una ferita nel corpo sociale, cui non possiamo dichiararci del tutto estranei. E proprio per questo il romanzo giallo, o noir che dir si voglia, è sempre un ottimo strumento per raccontare la vita contemporanea. Anche la nostra, appunto. Come ci dimostrano, tanto per citare solo pochi nomi, Simenon e Glauser, Camilleri e Lucarelli. E Fois. Si intitola L’altro mondo, un suo romanzo del 2002 appena ripubblicato da Einaudi. E gira attorno a un’avventura di uno dei suoi personaggi preferiti, l’avvocato e poeta Sebastiano Satta, detto Bustianu, uomo inquieto e retto, nella Sardegna di fine Ottocento, stavolta alle prese con la strana morte di una donna. I carabinieri la addebitano a un bandito, Dionigi Mariani, feroce capo banda, latitante sui monti della Barbagia. Ma i conti non tornano. E così Bustianu, bastian contrario, si mette a indagare. Scoprendo una realtà ben diversa dalle apparenze, in una trama in cui dominano non vendette paesane e passioni private, ma intrighi politici e militari. Di privato, semmai, c’è un altro problema da risolvere: la contrastata storia d’amore tra Bustianu e l’affascinante Clorinda Pattusi. Si arriva alla verità, naturalmente, come in ogni buon giallo. Quella dei fatti. E quella dell’anima. Quale siano, tocca al lettore scoprirlo. Contro le più immediate apparenze si muove anche Pellegrino Artusi, già, proprio il letterato padre della cucina italiana, l’uomo che sancisce il legame tra gli spaghetti e la salsa di pomodoro. Marco Malvaldi, ottimo scrittore, ne fa il protagonista di Odore di chiuso. E, tra una ricetta e l’altra (a cominciare da un gustosissimo pasticcio di tonno) lo muove da sagace detective per ricostruire le tracce dell’omocidio di un famiglio, in una nobile casa baronale della Maremma. Nulla, appunto, è come sembra. E per quanto nella villa ci sia un maggiordomo, l’assassino non è lui. L’andare controcorrente è anche buona (o cattiva?) abitudine del piccolo, stralunato tenente Guérin, l’eroe di Sezione suicidi di Antonin Varenne, nuova eccellente firma del noir francese. Misantropo (a casa, sopporta solo la compagnia di un pappagallo), figlio di una prostituta, integerrimo, Guérin mal si presta ai giochi di potere nel gran palazzo della Polizia di Parigi. Finisce infatti per dirigere l’infima sezione che si occupa dei suicidi. Ma gli capita di imbattersi in una catena di suicidi molto strani, tanto da fargli pensare che siano stati indotti, simili a omicidi, dunque. Qui non si dice, naturalmente, come andrà a finire. Si registrano solo il disagio della morte e il gusto acido della menzogna. Di menzogne è intessuta anche la vita di Ernesto Pereyra, brillante manager di Buenos Aires, assassino di una segretaria ed ex amante ritenuta invadente. Ma lui non è l’unico bugiardo, nelle pagine di Tua, di Claudia Piñeiro, eccellente scrittrice argentina. Pure la moglie Inés sa mentire. Anche meglio. E, più innocente e disperata, la figlia adolescente. Torbidi crimini, in una famiglia che sembra normale. Apparentemente, appunto.
Antonio Calabrò
© Il Mondo, 29 aprile 2011 www.ilmondo.rcs.it