Da un lato, l’eccesso di adempimenti burocratici, di controlli ripetuti, di balzelli che costano più di 21 miliardi all’anno. Dall’altro, una evasione fiscale e contributiva e una grande violazione delle regole sulla sicurezza del lavoro. Sta proprio in questa strettoia una delle cause principali della crisi di competitività delle imprese italiane. Con un aggravio. Chi è in regola e paga le tasse, ma subisce la burocrazia, rischia di essere due volte svantaggiato rispetto ai “furbetti” evasori. La cifra, appunto 21 miliardi di euro all’anno, è stata fornita ieri dal ministro dell‘Economia Giulio Tremonti, che ha raccontato come i 122 adempimenti fiscali diversi (appena 12, in Gran Bretagna) costino alle imprese 285 ore all’anno solo per mettersi in regola con il fisco e chissà quante altre ore per tutte le altre pratiche burocratiche di vario tipo. Controlli e adempimenti costosi, ripetuti, inutili, fastidiosi, vessatori, dietro i quali, talvolta – lo dichiara sempre Tremonti – si nasconde anche la corruzione (dei funzionari pubblici per “chiudere un occhio”). Costo improprio, dunque, che pesa soprattutto su chi lavora bene, seriamente, onestamente. Confindustria ha applaudito, naturalmente, all’analisi del ministro e ha apprezzato la proposta di ridurre gli adempimenti burocratici, con un risparmio teorico di oltre 11 miliardi. Una buona mossa. L’importante è che, mentre si porta avanti questa semplificazione, le autorità pubbliche non rallentino controlli e indagini mirate e ben eseguite per scovare gli evasori fiscali e contributivi e fare pagare le tasse a chi non lo fa
Troppa burocrazia pesa sulle imprese, un costo di 21 miliardi, una crisi di competitività
L'autore: Antonio Calabrò
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