Ci sono mattine in cui sui quotidiani italiani trovano, per fortuna, spazio, riflessioni civili sui grandi temi della giustizia, dei valori civili e della pietà. Oggi, per esempio. La notizia da cui si parte è la scarcerazione di Pierluigi Concutelli, l’ex capo del gruppo neofascista di Ordine Nuovo, condannato a tre ergastoli per avere assassinato, nel 1976, un bravo e serio magistrato, Vittorio Occorsio, che indagava sul terrorismo nero e poi, nel 1981 e nel 1982, mentre era in carcere, due persone, Ermanno Buzzi e Carmine Palladino, perché collaboravano con i magistrati. Assassino recidivo, dunque, Concutelli. Capo dell‘eversione. Mai pentito. Dal 2009, Concutelli era agli arresti domiciliari. Adesso, per gravi motivi di salute, torna in libertà. Durissima la reazione di Vittorio Occorsio, nipote del magistrato ucciso. “Gli avrei dato la pena di morte. Perché non indica i mandanti?”. Alle parole del giovane Vittorio risponde il padre, Eugenio Occorsio, sulla prima pagina de @la Repubblica (di cui Eugenio è una delle migliori “firme”): “Figlio mio, non dimenticare, ma abbandona odio e vendette”. Un ragionamento lucido, severo, civile, tutto da leggere. Eccone un passo: “Bisogna sempre improntare la risposta, anche ai crimini più odiosi e assurdi, entro i limiti della Costituzione, della legge, delle norme che se fatte rispettare sono più che sufficienti a comminare punizioni giuste e mai eccessive, nulla che sappia di vendetta. Il tutto, in un cammino di civiltà che non deve conoscere deviazioni”. Essenziale, il richiamo alla Costituzione. E alla civiltà giuridica italiana. Valori forti, che appunto ispirarono il magistrato Occorsio e tutti gli altri magistrati assassinati dai terroristi, rossi e neri, proprio perché facevano bene il loro mestiere
Un terrorista assassino scarcerato, una civile riflessione sull’inutilità della pena di morte
L'autore: Antonio Calabrò
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