L’allarme arriva da Johannes Hahn, politico viennese, commissario della Ue per i fondi europei: “Solo la Romania fa peggio del Mezzogiorno d’Italia nell’utilizzo di queste risorse”. A conferma, ecco le cifre, per il periodo 2007-2013 (adesso, a metà del periodo, si può fare un buon bilancio provvisorio): la Puglia ha speso appena il 7,5% del miliardo e 300 milioni di euro a disposizione, la Campania l’8%, la Sicilia l’11,2% appena. Più bravi gli amministratori della Basilicata, il 24,5%. Una montagna di soldi per finanziare attività economiche destinate a ridurre il divario di sviluppo non è utilizzata: il 90% circa. Si potrebbero fare opere pubbliche, finanziare imprese attraverso accordi di ricerca e innovazione con le università, sostenere progetti scientifici e attività serie di formazione professionale e tanto altro ancora. Il problema è che la Ue da i soldi alle Regioni sulla base di progetti ben fatti, attendibili, in grado di creare occupazione qualificata e soprattutto trasparenti, documentati per l’impiego dei fondi. E le Regioni non ne sono capaci (in più di un posto, la documentazione trasparente viene vista con estrema ostilità da pubblici amministratori e mafiosi e camorristi che stanno alle loro spalle). Il risultato è drammatico. Il Sud non cresce. E non usa i soldi per crescere. Molti politici locali si lamentano perché non hanno soldi per i loro cittadini. E mentono: li hanno e non sanno usarli (fuori dalle logiche di corruzione, clientele e parentele). Sarebbe necessaria una svolta: una classe dirigente politica e un gruppo qualificato della pubblica amministrazione che sa progettare, realizzare, documentare con chiarezza (ci sono Regioni, in Italia, ampiamente capaci, dall’Emilia al Piemonte, dalla Lombardia al Friuli: prenderle ad esempio?). Ma di quelle qualità, purtroppo, non si intravvede traccia
Il Sud che cerca sviluppo non sa spendere i soldi messi a disposizione dalla Ue
L'autore: Antonio Calabrò
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