Un giovane milanese su quattro è senza lavoro. E’ il titolo di apertura delle pagine milanesi de @la Repubblica, sulla base dei dati di uno studio della Cgil. Tra i 16 e i 29 anni, la disoccupazione è al 23%, in crescita. In cinque anni, sempre per i milanesi di quella fascia d’età, sono stati persi 130mila posti di lavoro. I dati più allarmanti riguardano il tipo di occupazione. Dal 2008 al 2010 i posti di lavoro a tempo indeterminato sono scesi dal 26 al 17%. Boom del lavoro cosiddetto “parasubordinato” (le collaborazioni con partita Iva, in moltissimi casi veri e propri mascheramenti di rapporti di lavoro, ma senza impegno del datore di lavoro): si è passati dal 15,5 al 19%. In forte rialzo anche gli stage, dal 5,5 al 9% (attività teoricamente di addestramento, in molti casi, in realtà, utilizzo di giovani laureati per lavori di manovalanza intellettuale, che raramente si tramutano in contratti stabili). I contratti a tempo determinato sono più o meno stabili, passando dal 29 al 30%. Eccolo, l’universo delle precarietà, un vero e proprio problema sociale su cui anche la Chiesa ha di recente dato l’allarme, per le sue gravi conseguenze sociali. E se va così nella dinamica e ricca Milano, terra di economia vivace e di buone imprese, altrove in Italia ci sono situazioni anche peggiori. Le aziende, naturalmente, hanno bisogno di flessibilità, nei rapporti di lavoro, per fare fronte alle dinamiche dei mercati internazionali. Ma le regole per evitare che la flessibilità scivoli in drammatica precarietà, non sono state tutte ben definite. E agli sforzi intellettuali e politici di esperti competenti, come Tiziano Treu (ottimo giuslavorista, ma anche sapiente ministro) e di Marco Biagi (un riformista serio assassinato, proprio per questo, dalle Br) non ha corrisposto una intelligente e lungimirante legislazione e una conseguente pratica di attuazione delle norme. Il risultato? La precarietà, che danneggia i giovani, le loro famiglie, il tessuto sociale e le stesse imprese che nella lunga durata e nella fidelizzazione del lavoro avrebbero una buona carta competitiva. Oggi i precari scendono in piazza, in una cinquantina di città italiane, per rivendicare un migliore futuro. Chissà mai che qualcuno, finalmente, li ascolti
Giovane e precario, un triste destino anche nella dinamica e ricca Milano
L'autore: Antonio Calabrò
|
|
Il blog di Antonio Calabrò -
Segui Antonio Calabrò su Twitter -
Facebook -
LinkedIn
|