Ricorrenze, in memoria di una Milano splendida. Il Bar Jamaica, nel cuore di Brera, compie cent’anni. E festeggia con una mostra di foto di Ugo Mulas, immagini dei tempi in cui, negli anni Cinquanta e Sessanta, a quei tavolini sedevano artisti come Tadini, Fontana, Manzoni, Bianciardi, mentre Camilla Cederna se ne stava a chiacchierare con Giancarlo Fusco, giornalismo e pittura, fotografia e letteratura, talenti e speranze, Milano vitale che sapeva generosamente immaginare e costruire un gran bel futuro. Sì andava lì per allegria. Per coniugare intelligenza e divertimento. Bere idee. Altro che la volgare “Milano da bere” dei successivi, scomposti, anni Ottanta. Bei tempi anche quelli del Piccolo Teatro guidato da Paolo Grassi, “un gentiluomo del Sud con lo sguardo sul mondo” (un titolo azzeccato sul @Corriere della Sera di oggi), cofondatore del teatro con Giorgio Strehler e alcuni dei più bei nomi dell‘imprenditoria e della società milanese (Piero e Alberto Pirelli, tra gli altri). L’epoca di splendore è ricordata da un libro, “Paolo Grassi – Una biografia fra teatro, cultura e società“, scritto da Carlo Fontana e pubblicato da Skirà, che sarà presentato oggi pomeriggio al Piccolo di via Rovello. Nostalgia? Anche. Ma la città che seppe essere grande per intelligenza, creatività, accoglienza, ha ancora oggi carte da giocare, per un suo migliore sviluppo. Basta saperle leggere. E usare
Com’era bella Milano, dal Bar Jamaica alla stagione del Piccolo Teatro di Paolo Grassi
L'autore: Antonio Calabrò
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