Se il Brasile salverà il Portogallo comprando il debito pubblico

Pubblicato 02-04-2011 da Antonio Calabrò in Bandeirantes, Taccuino

“Possiamo aiutarvi”. E’ una frase impegnativa. L’ha pronunciata Dilma Rousseff, presidente del Brasile. Ed è rivolta al Portogallo. Aiutarvi in cosa? Nel cercare di risolvere il problema del debito pubblico. Una notizia, insomma. E di grande rilievo. Tanto che il “Financial Times”, pochi giorni fa, gli ha dedicato un commento, che con ironia ma anche con una punta di serietà, ventilava l’annessione del Portogallo da parte del Brasile. Tanto che oggi @La Stampa approfondisce il tema con un interessante editoriale in prima pagina di Mario Deaglio, dal titolo “Il Brasile salverà il Portogallo” e un’inchiesta di Marco Sodano che spiega come “Salvando il Portogallo il Brasile aiuta se stesso: se compra il debito di Lisbona, Brasilia difende le sue enormi riserve valutarie dall’inflazione”. Come abbiamo visto dalla dichiarazione della presidente Dilma (l’erede del popolarissimo Lula, che sta dimostrando, nei primi mesi di governo, tempra e lucidità politica), la faccenda è seria. Ha un aspetto di rilievo storico politico, naturalmente. Il Brasile, scoperto da Pedro Alvarez Cabral il 22 aprile del 1500, fu colonia brasiliana sino all’inizio del 1820 (e i portoghesi e i loro amici e protettori inglesi ne ricavarono ricchezze inenarrabili, dalle miniere d’oro e d’argento ai prodotti agricoli, grazie anche a una schiavitù abolita tardissimo, alla fine dell‘Ottocento). E dunque può pur esserci la soddisfazione brasiliana per un capovolgimento dei ruoli nella nuova geopolitica del mondo. Ma il Brasile è paese realista e ambizioso, fantasioso e creativo e dunque scarsamente incline agli eccessi della revanche storica. E così l’ipotesi che compri buona parte del debito pubblico portoghese va letta tutta con gli occhi dell‘attualità. Pochi numeri, per inquadrare il Brasile. Una popolazione di 200 milioni di abitanti, 29 anni l’età media. Un Pil cresciuto del 7,6% nel 2010 e comunque in crescita del 5% in media nei prossimi anni. Una posizione appena raggiunta di settima economia del mondo. Una straordinaria ricchezza di materie prime, a cominciare dal petrolio. Banche solide. Agricoltura ricca. Imprese dinamiche, pronte alle conquiste internazionali (i nuovi “bandeirantes” dei Duemila). Conti pubblici in ordine. E robuste risorge valutarie, in cerca di collocazione. Se il Brasile investe nel debito pubblico portoghese, insomma, converte parte delle sue valute dal real sopravvalutato nel solido euro. Trova un canale privilegiato di rapporto con la Ue (essenziale, non solo in economia, ma anche in politica estera, in cui Brasilia gioca ruoli di paese aperto agli “equilibri multipolari”) e acquisisce la gratitudine dei paesi europei e delle Bce. Qualifica il proprio ruolo come attore di stabilizzazione finanziaria internazionale. Un bel gioco, insomma. Non un samba (samba è maschile, anche se noi sbagliando diciamo “la samba”), un movimento in avanti e indietro. Ma un passo deciso, guardando dritto davanti a sè

L'autore: Antonio Calabrò

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Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".