“Quel gran pezzo dell‘Italia“, è il titolo. Un volume di Mondadori che racchiude tutti e nove i libri scritti da Edmondo Berselli ed è pubblicato da Mondadori, nell’anniversario della morte di uno dei migliori intellettuali italiani, scomparso giusto un anno fa, l’11 aprile del 2010, dopo una malattia affrontata con sguardo lucido e sereno, continuando sino all’ultimo a ragionare, discutere, cercare di capire, scrivere. A futura memoria. La nostra, di lui, con un ineliminabile senso di dolore e di vuoto. Accompagnata dalla consapevolezza di una eredità da raccogliere: pensare, parlare, mettere in fila pensieri e parole è un atto di responsabilità. E, perché no? d’amore. Anche Il Mulino si prepara a mandare in libreria una raccolta di scritti di Berselli, “L’Italia nonostante tutto”, quindici articoli tratti dalla rivista “Il Mulino”, mensile che Edmondo aveva diretto con intelligenza e passione critica, per anni. Nonostante è un avverbio ben scelto. Nonostante l’inciviltà diffusa, l’insopportabile inclinazione al “particulare” e all’anomia, al familismo e all’arrogante ignoranza, al personalismo gretto e alla fuga dal senso di responsabilità. Berselli da rileggere, per chi ne ha già amato e apprezzato l’intelligenza, l’ironia, la capacità di discutere di politica e di calcio, di costume e di letteratura, di musica leggera e di economia (all’”economia giusta” era dedicato l’ultimo saggio, scritto sul letto di malattia, e su cui la moglie, Marzia Barbieri, continua giustamente organizzare dibattiti, in giro per l’Italia). Berselli da leggere, per chi, più giovane, può scoprirlo adesso. Per imparare cosa? A ragionare con profondità e con “leggerezza”, alla Calvino, sulle caratteristiche di fondo del nostro Paese, analizzando con sapienza tutti i segni del tempo. E amando quel “discorso pubblico” in cui la politica innanzitutto è lavoro intellettuale che miscela tutti gli aspetti della società. E una società va vissuta (e non solo osservata) attraverso tutte le sue manifestazioni. Da una canzone di Mina e Battisti a un gol di Mariolino Corso, da una riflessione alla Simmel sulla moda a una valutazione critica degli anni Sessanta, dai gesti del quotidiano alle grandi opzioni morali. E’ stato un intellettuale sottile, raffinato e popolare, Berselli. Facilissimo da leggere, con quella sua prosa chiara, dinamica, ricca di rimandi e sorrisi complici con il lettore. Difficilissimo da reggere, perché dietro ogni parola c’era un sentimento morale che oggi appartiene purtroppo solo a una minoranza: la responsabilità. Che Edmondo avrebbe voluto diventasse più corposa, più diffusa. Ecco perché la sua assenza è un vuoto. Ecco perché i suoi scritti hanno ancora peso, ruolo, futuro
Nove libri in uno, la lezione di Edmondo Berselli, grande scrittore civile
L'autore: Antonio Calabrò
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