Scrive oggi @Il Sole24Ore che è pronta per la firma della ministro Gelmini la direttiva che sblocca e distribuisce i fondi per la ricerca, 1,2 miliardi di euro. Finalmente. Un passo avanti per la competitività dell‘Italia e della sue imprese. Ma un piccolo passo, purtroppo. Perché mentre l’Italia destina alla ricerca appena l’1,2% del Pil, la Germania spende il 2,6%. E la Cina incrementa i suoi stanziamenti del 20% all’anno. Tassi alti di investimento anche negli Usa, nel Giappone pur piegato dalla crisi, nel dinamico Brasile, nei paesi delle “tigri del Far East”. L’Italia, conferma Mediobanca, continua a restare il secondo grande paese industriale manifatturiero d’Europa, dopo la Germania. Ma a fatica. E su “ricerca e sviluppo” è sempre fanalino di coda. Chi non sa puntare coraggiosamente sull’innovazione, ipoteca il futuro e si condanna al declino. E la buona notizia di oggi rischiara pochissimo il contesto di un Paese che in politica e negli investimenti continua a non guardare con lungimiranza all’innovazione. I conservatori e i provinciali, da questo punto di vista, sono destinati a perdere. E a fare vivere male soprattutto le nuove generazioni (infatti, la disoccupazione giovanile, certifica l’Istat, continua ad aumentare)
Archive for aprile, 2011
Fondo per la ricerca, arrivano 1,2 miliardi. Bene. Ma troppo pochi. Gli altri paesi fanno molto di più
Category Taccuino
Altri ritorni a basso rischio
Category Bandeirantes, Ritagli di giornale
tratto da Economy – Panorama, 4 Maggio 2011
Carlo Calabrò
I ragazzi feroci e la nostra inciviltà di massa
Category Taccuino
“Ragazzi feroci”, titola in copertina “Sette”, il magazine del @Corriere della Sera“, per presentare un nuovo libro di un suo giornalista, Cesare Fiumi, pubblicato da Dalai Editore. E spiega. “Sono poco più che adolescenti. Aggrediscono coetanei. Uccidono per qualche euro. Cosa sta succedendo tra i più giovani? Le colpe, anche le nostre”, di noi adulti, di genitori che danno il cattivo esempio. E’ il tema del nostro blog di ieri. E’ la riflessione che dobbiamo imporci, di fronte a una realtà che non ci piace, ma di fronte alla quale non possiamo certo mostrare né indifferenza, né rassegnazione. Quei “ragazzi feroci”, pur se adolescenti, hanno le loro responsabilità, una testa, una coscienza, che guida le loro scelte. Non vanno scusati, naturalmente. Ma almeno capiti. E considerati anche uno specchio in cui si riflette l’immagine di un mondo adulto che ha perso, in gran parte, moralità, consistenza, senso della “vita buona” e delle relazioni positive. Scrive nell’editoriale il direttore di “Sette” Giuseppe Di Piazza: “Osservate certi bambini esultare dopo un gol. Scimmiottano i calciatori più invasati della serie A, non i più eleganti. Chi vuol essere oggi baluardo di civiltà, di rispetto dignitoso dell‘altro, corre un pericolo: quello di essere preso a ceffoni dalla realtà. Vediamo crescere una generazione rabbiosa, intollerante, che condivide un insieme di non-valori. Quanta violenza può esserci nel cuore di una ragazza, di un ragazzo? Quella che abbiamo permesso, favorito, sollecitato”. Naturalmente non tutti gli adolescenti sono “ragazzi feroci”. Non tutti costituiscono baby gang, nei quartieri squallidi delle periferie urbane, ma anche nelle zone privilegiate e benestanti del centro. Ma le tendenze violente sono in aumento. E quella violenza ci chiama in causa. Da adulti, genitori, insegnanti, pubblici amministratori, persone di cultura, opinion leaders. Quei nostri ragazzi, anche se non ci piacciono, ci somigliano, purtroppo. E anche se parecchi adulti sono rispettosi, civili, rispettosi delle regole e dei criteri di convivenza civile, a tutti tocca un severo esame di coscienza. Tocca, appunto, essere severi, per evitare che continuino a proliferare i “ragazzi feroci”, ipotecando malamente il futuro di tutti.
A proposito di padri ultras del calcio e di figli che sprangano i carabinieri
Category Taccuino
“Non c’entra ma c’entra”, per parafrasare Moretti. Sui giornali di oggi due notizie in apparenza slegate. Sulla prima pagina del Corriere della Sera si legge delle gesta di un gruppo di genitori di una squadretta di calcio a Jesolo,che assaltano con calci e pugni l’arbitro “colpevole” di una decisione svantaggiosa per i loro figli. E su altri quotidiani, lo sgomento dei padri dei tre ragazzi che in Toscana hanno ridotto in fin di vita un carabiniere e pestato a sangue un altro militare dopo i controlli a un rave party. Viene in mente il cattivo esempio, da parte di adulti che non rispettano regole e legge, quando pensano che siano applicate a loro svantaggio. Non c’è nesso formale, tra le due storie. Ma sostanziale, sì. Viviamo tempi di prepotenza. E di irrisione per i tutori dell‘ordine. Di insulti e percosse, al posto dei ragionamenti. Di odio violento per “l’altro”, che permea la vita quotidiana. Per educazione e cultura, sto dalla parte della legge e di chi ha per mestiere e dovere l’obbligo di farla osservare. E ricordo bene il Pasolini del ’68 che, tra i giovani contestatori e i poliziotti, dichiarava provocatoriamente di stare dalla parte dei poliziotti, “figli del popolo”. Se chi applica la legge si ritiene abbia torto, ci sono regole e procedure per cercare di avere ragione. Certo, non le spranghe. Le adolescenze, si sa, sono inquiete. I cattivi genitori ne peggiorano gli effetti. Ai figli, vanno insegnate le norme e il rispetto dell‘autorità. Da contestare, se non si è d’accordo. Ma civilmente, demtro i confini della legalità (è proprio la legalità, che in fin dei conti protegge i più deboli). Ai figli, va insegnata la responsabilità (acute, in questo senso, le osservazioni di Michele Serra, a pagina 28 de “la Repubblica“). Tutto il resto, è inciviltà violenta. Di cui questa nostra Italia dà purtroppo esempi diffusi
Quelle famiglie così noir
Category Articoli
Non abitano lontano da noi, gli assassini. Nel nostro Paese. Nel nostro stesso quartiere. Perfino, talvolta, nella nostra stessa casa. Parlano, più o meno direttamente, anche di noi, con le loro imprese omicide. In un modo o nell’altro, ci coinvolgono. Ogni delitto, comunque motivato, è una ferita nel corpo sociale, cui non possiamo dichiararci del tutto estranei. E proprio per questo il romanzo giallo, o noir che dir si voglia, è sempre un ottimo strumento per raccontare la vita contemporanea. Anche la nostra, appunto. Come ci dimostrano, tanto per citare solo pochi nomi, Simenon e Glauser, Camilleri e Lucarelli. E Fois. Si intitola L’altro mondo, un suo romanzo del 2002 appena ripubblicato da Einaudi Read More
Troppa burocrazia pesa sulle imprese, un costo di 21 miliardi, una crisi di competitività
Category Taccuino
Da un lato, l’eccesso di adempimenti burocratici, di controlli ripetuti, di balzelli che costano più di 21 miliardi all’anno. Dall’altro, una evasione fiscale e contributiva e una grande violazione delle regole sulla sicurezza del lavoro. Sta proprio in questa strettoia una delle cause principali della crisi di competitività delle imprese italiane. Con un aggravio. Chi è in regola e paga le tasse, ma subisce la burocrazia, rischia di essere due volte svantaggiato rispetto ai “furbetti” evasori. La cifra, appunto 21 miliardi di euro all’anno, è stata fornita ieri dal ministro dell‘Economia Giulio Tremonti, che ha raccontato come i 122 adempimenti fiscali diversi (appena 12, in Gran Bretagna) costino alle imprese 285 ore all’anno solo per mettersi in regola con il fisco e chissà quante altre ore per tutte le altre pratiche burocratiche di vario tipo. Controlli e adempimenti costosi, ripetuti, inutili, fastidiosi, vessatori, dietro i quali, talvolta – lo dichiara sempre Tremonti – si nasconde anche la corruzione (dei funzionari pubblici per “chiudere un occhio”). Costo improprio, dunque, che pesa soprattutto su chi lavora bene, seriamente, onestamente. Confindustria ha applaudito, naturalmente, all’analisi del ministro e ha apprezzato la proposta di ridurre gli adempimenti burocratici, con un risparmio teorico di oltre 11 miliardi. Una buona mossa. L’importante è che, mentre si porta avanti questa semplificazione, le autorità pubbliche non rallentino controlli e indagini mirate e ben eseguite per scovare gli evasori fiscali e contributivi e fare pagare le tasse a chi non lo fa