Protest degli immigrati a Lampedusa, ammassati come animali, senza acqua, né cibo né tende. L’Europa è terra d i libertà, dovrebbe saper dare anche prova di umanità e civiltà

Pubblicato 26-03-2011 da Antonio Calabrò in Taccuino

“Polveriera Lampedusa”, titola stamattina il @Corriere della Sera, per un drammatico reportage di Felice Cavallaro. Si racconta che duemila immigrati, arrivati dalla Tunisia, vivono accampati alla peggio su una collina davanti al porto, senza acqua, tende, cibo. Condizioni disumane. Tanto da provocare una dura protesta. “Ridotti a bestie”, dicono le migliaia di profughi. Leggere, per capire. Accoglienza intollerabile. Anche perché accompagnata da malgoverno e spreco. Il Corriere scrive di persone senza servizi igienici, mentre a pochissima distanza ci sono due container pieni di bagni e docce, sigillati perchè manca ancora l’allacciatura alle fogne. E le tende? Ci sono. Impacchettate sui Tir e guardate a vista da militari armati, ma non montate perchè gli abitanti di Lampedusa non vogliono la tendopoli. E il cibo? Dovrebbe essere assicurato da una cooperativa cui il governo paga 40 euro a pasto, e quel pasto significa un vassoio di cibo lasciato sotto il sole, a marcire. Danno, la fame. E beffa, lo spreco. Lampedusa è in difficoltà, si sta facendo carico dei costi sociali della prima accoglienza. Il governo, nella sua dimensione più ampia, nazionale, regionale, locale, dovrebbe provvedere all’assistenza, in modo civile, prima ancora di decidere dove andranno portati o indirizzati i profughi. Ma nessuno fa bene sino in fondo il suo dovere. Resta lo spettacolo di migliaia di persone arrivate in terra italiana, in terra europea, dopo viaggi duri, faticosi, rischiosi. E lasciate in abbandono. Al di là di tutte le pur sacrosante questioni sul “governo dell‘immigrazione”, sarebbe necessario ricordarsi, concretamente, che Europa vuol dire civiltà, diritti, responsabilità, umanità. Dunque, nel quadro delle regole, non lasciare migliaia di persone a marcire

L'autore: Antonio Calabrò

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Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".