«Se qualcuno mi chiedesse che cosa mi rende davvero felice, io rispondere: i numeri. La neve, il ghiaccio e i numeri. E sai perché? Perché il sistema numerico è come la vita umana». La frase è estratta da un libro che qualche tempo fa ebbe un meritato successo, Il senso di Smilla per la neve, di Peter Høeg. E adesso sta nelle prime pagine di un bel saggio di Carlo Toffalori, L’aritmetica di Cupido. Matematica e letteratura, sofisticato excursus sulle interrelazioni tra le cosiddette due culture, quella umanistica e quella scientifica, proprio a dimostrazione che ci si trova di fronte a una sola cultura, ricca di percorsi che incrociano parole e numeri e che dunque il sapere umano va arricchito attraverso logaritmi e poesia. Come ben sapevano i grandi autori classici, dai greci agli arabi, da Dante a Thomas Mann.
Toffalori viaggia con molta maestria anche attraverso le pagine di Jorge Luis Borges e dell’Italo Calvino delle Lezioni americane, gli spartiti di Johann Sebastian Bach e Amedeus Mozart (il «catalogo delle belle che amò il padron mio», snocciolato da Leporello, servitore di Don Giovanni, ne è divertente testimonianza), i misteri dell’anima di Edgard Allan Poe e Joseph Conrad. Il numero indica «l’autentico piacere, l’esaltazione, il senso di essere qualcosa di più di un uomo… che si ritrovano nella matematica con altrettanta certezza che nella poesia», a giudizio di Bertrand Russell. Il numero rappresenta anche un limite. Ma è proprio il senso del limite a stimolare la creatività, che non è sregolatezza, ma costruzione artistica dentro un confine, come ben sapevano i grandi artisti, capaci di straordinarie composizioni secondo le regole delle proporzioni, delle strutture dei versi, dei ritmi di una fuga alla Bach. Numeri e arte, appunto. Sinergia, non antinomia. Su strade analoghe si muove Carla Bazzanella, in Numeri per parlare. Da quattro chiacchiere a grazie mille, giochi del contare e del raccontare (parole dall’identica radice, appunto), per dimostrare che le cose che contiamo sono quelle che per noi contano di più. Come testimoniava uno dei più grandi intellettuali italiani del Novecento, Carlo Emilio Gadda. Ingegnere. E scrittore. Che al suo mecenate Raffaele Mattioli, straordinario banchiere, scriveva una dedica così: «Al despota dei numeri veri / editore dei numeri / e dei pensieri splendidi». Una volta, anche l’alta finanza (conti e bilanci, per rappresentare investimenti, progetti, insomma la vita) si nutriva di buona letteratura. Il gioco può continuare con Il meraviglioso mondo dei numeri scritto da Alex Bellos, giornalista inglese, abile divulgatore, capace di «fare amare la matematica anche a chi l’ha odiata a scuola», viaggiando tra matematici indiani (che inventarono lo zero, «uno dei più grandi progressi intellettuali della storia umana»), tribù amazzoniche che non conoscono se non «uno, due e molti», geometri e fisici occidentali il cui lavoro segna la nostra vita quotidiana, ma anche la nostra immaginazione verso l’infinito. Un’altra riprova? L’informatica invisibile, una raccolta di saggi curata da Giorgio Ausiello e Rossella Petreschi, per raccontare «come gli algoritmi regolano la nostra vita e tutto il resto…», dalla ricerca di un’informazione sul web al prelievo a un bancomat, dal volo sicuro degli aerei alla scelta di una molteplicità di canali tv, dagli scambi di file musicali ai collegamenti via e mail tra persone lontane. Pensieri, affetti, emozioni, scambi. Altro che soltanto aridi numeri.
Antonio Calabrò
© Il Mondo, 1 aprile 2011 www.ilmondo.rcs.it