La ricchezza del mondo in mano a 600 città. Nel 2025 Milano non ci sarà

Pubblicato 25-03-2011 da Antonio Calabrò in Taccuino

Uno studio del McKinsey Global Institute, pubblicato stamattina dal @Corriere della Sera, mostra come nel 2025 due miliardi di persone vivranno nelle 600 maggiori città del mondo. Un quarto della popolazione. Che produrrà il 60% della ricchezza globale. Un futuro urbano, con tutte le opportunità e i problemi conseguenti. Tra le prime venti metropoli, New York, Tokyo, Shanghai, Londra, Pechino, Los Angeles, ma anche Parigi, Chicago, Mosca, San Paolo e Città del Messico. Non ci saranno né RomaMilano, che oggi, invece, è undicesima nella stessa classifica. L’Italia perde ricchezza e peso, prestigio e attrattività. Conterà sempre meno. Le previsioni sul futuro, è vero, hanno sempre una dose di bassa attendibilità. Ma indicano tendenze. E l’Italia sembra colpita, nonostante tutte le straordinarie energie della sua società civile, delle sue imprese, delle sue intelligenze, da una vera e propria sindrome del declino. Non riesce a trattenere i suoi “cervelli” più intraprendenti. Non sembra capace di avviare concretamente progetti seri e concreti di sviluppo. Mostra perfino di non saper fare fruttare il suo capitale migliore, quello culturale e di disperdere in inconcludenti risse il suo capitale sociale, la forza di comunità diffuse sul territorio. Un territorio, peraltro, al Sud come al Nord, anche se in modi diversi, inquinato drammaticamente da mafia, ‘ndrangheta e camorra. Italia paese in crisi di futuro. La classifica McKinsey ne è l’ennesimo campanello d’allarme. Il futuro, naturalmente, non è ancora scritto. Alcune prospettive possono cambiare. La denuncia dei giornali serve anche a fare capire e a stimolare classe politica, istituzioni e pubblica amministrazione a fare riforme e avviare pratiche di buon governo, per cercare di cambiare il corso delle cose. I segnali, è vero, non sono incoraggianti. Bisogna insistere

L'autore: Antonio Calabrò

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Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".