:occhiello-inizio:La parola ricorrente sui giornali brasiliani è reciprocità, per smussare i contrasti e rafforzare gli interessi comuni:Un mondo multipolare. O a sovranità multiple. E’ quello che da tempo si trovano di fronte gli Usa, archiviata la stagione del cosiddetto “impero solitario” e per cercare di risalire la china di quello che molti chiamano “il declino americano” (definizione forse azzardata, ma già comunque rilevante, per il solo fatto di essere oramai ricorrente proprio sulla grande stampa degli Stati Uniti, a cominciare dall’inchiesta di “Time” di cui abbiamo già dato ampio conto in questo blog). Obama è in viaggio, per cercare di capire e per spiegare la posizione della sua amministrazione. Domani arriva a Rio. Poi andrà in Cile. E in Salvador. Ed è proprio la prima tappa, quella brasiliana, a rivestire la maggiore importanza. Sono lontani, gli anni in cui tutta l’America Latina era il cortile di casa degli Usa e proprio a Rio de Janeiro (allora capitale, in attesa che nascesse Brasilia) c’era la più grande ambasciata Usa del mondo, in grado di fare e disfare governi, imporre trattati commerciali, spianare la strada agli interessi delle multinazionali americane. Da tempo, il Brasile ha costrutto una robusta autonomia, politica ed economica e si muove da protagonista sia in Sud America che sulla più ampia platea internazionale. Tramontata l’Alca (alleanza voluta dagli Usa), è il momento di Mercosur e Unasur, alleanze sudamericane capaci di sviluppare politiche anche commerciali non più allineate agli Usa. E il Brasile ne è star. E’ la settima economia del mondo (ha appena superato l’Italia). E’ cresciuto del 7% nel 2010 e crescerà del 5% in media nei prossimi anni, con un occhio ben attento all’inflazione. Il suo primo partner commerciale è adesso la Cina, che ha superato gli Usa. E grandi imprese europee, nel settore dell‘auto (la Fiat e la Volkswagen) hanno surclassato i colossi americani. Nell’energia, tra petrolio e biocarburanti, il Brasile vanta primati. Ma anche nell’industria manifatturiera, con campioni di dimensioni internazionali (dall’agro-industria all’aeronautica) e nella finanza, con una Borsa ricchissima e ben regolata e con banche solide, patrimonializzate e già a posto con i parametri di stabilità di Basilea 3. Brasile ricco, dunque. Forte di una popolazione giovane e ambiziosa (29 anni l’età media) e con un forte impegno a ridurre gli squilibri sociali (la classe media comprende metà dei 190 milioni di abitanti. E Brasile saldamente democratico. Tocca dunque a Obama illustrare alla presidente brasiliana Dilma Rousseff, l’erede del popolarissimo Lula e al suo governo, i vantaggi di nuovi capitoli di alleanza. Rafforzando l’interscambio Usa-Brasile (vale adesso 50 miliardi di dollari). E riconoscendo al Brasile il ruolo di potenza internazionale. Da una buona intesa, tutti avranno da guadagnare. Non solo i due interlocutori in questione. Ma anche il resto del mondo. Le relazioni positive tra due grandi democrazie (così come quella tra Ue e Brasile, d’attualità nei prossimi mesi) potranno giocare a vantaggio di uno sviluppo più equilibrato a livello internazionale
Obama, viaggio in Brasile per un confronto alla pari
L'autore: Antonio Calabrò
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