Obama, viaggio in Brasile per un confronto alla pari

Pubblicato 19-03-2011 da Antonio Calabrò in Taccuino

:occhiello-inizio:La parola ricorrente sui giornali brasiliani è reciprocità, per smussare i contrasti e rafforzare gli interessi comuni:Un mondo multipolare. O a sovranità multiple. E’ quello che da tempo si trovano di fronte gli Usa, archiviata la stagione del cosiddetto “impero solitario” e per cercare di risalire la china di quello che molti chiamano “il declino americano” (definizione forse azzardata, ma già comunque rilevante, per il solo fatto di essere oramai ricorrente proprio sulla grande stampa degli Stati Uniti, a cominciare dall’inchiesta di “Time” di cui abbiamo già dato ampio conto in questo blog). Obama è in viaggio, per cercare di capire e per spiegare la posizione della sua amministrazione. Domani arriva a Rio. Poi andrà in Cile. E in Salvador. Ed è proprio la prima tappa, quella brasiliana, a rivestire la maggiore importanza. Sono lontani, gli anni in cui tutta l’America Latina era il cortile di casa degli Usa e proprio a Rio de Janeiro (allora capitale, in attesa che nascesse Brasilia) c’era la più grande ambasciata Usa del mondo, in grado di fare e disfare governi, imporre trattati commerciali, spianare la strada agli interessi delle multinazionali americane. Da tempo, il Brasile ha costrutto una robusta autonomia, politica ed economica e si muove da protagonista sia in Sud America che sulla più ampia platea internazionale. Tramontata l’Alca (alleanza voluta dagli Usa), è il momento di Mercosur e Unasur, alleanze sudamericane capaci di sviluppare politiche anche commerciali non più allineate agli Usa. E il Brasile ne è star. E’ la settima economia del mondo (ha appena superato l’Italia). E’ cresciuto del 7% nel 2010 e crescerà del 5% in media nei prossimi anni, con un occhio ben attento all’inflazione. Il suo primo partner commerciale è adesso la Cina, che ha superato gli Usa. E grandi imprese europee, nel settore dell‘auto (la Fiat e la Volkswagen) hanno surclassato i colossi americani. Nell’energia, tra petrolio e biocarburanti, il Brasile vanta primati. Ma anche nell’industria manifatturiera, con campioni di dimensioni internazionali (dall’agro-industria all’aeronautica) e nella finanza, con una Borsa ricchissima e ben regolata e con banche solide, patrimonializzate e già a posto con i parametri di stabilità di Basilea 3. Brasile ricco, dunque. Forte di una popolazione giovane e ambiziosa (29 anni l’età media) e con un forte impegno a ridurre gli squilibri sociali (la classe media comprende metà dei 190 milioni di abitanti. E Brasile saldamente democratico. Tocca dunque a Obama illustrare alla presidente brasiliana Dilma Rousseff, l’erede del popolarissimo Lula e al suo governo, i vantaggi di nuovi capitoli di alleanza. Rafforzando l’interscambio Usa-Brasile (vale adesso 50 miliardi di dollari). E riconoscendo al Brasile il ruolo di potenza internazionale. Da una buona intesa, tutti avranno da guadagnare. Non solo i due interlocutori in questione. Ma anche il resto del mondo. Le relazioni positive tra due grandi democrazie (così come quella tra Ue e Brasile, d’attualità nei prossimi mesi) potranno giocare a vantaggio di uno sviluppo più equilibrato a livello internazionale

L'autore: Antonio Calabrò

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Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".