La rivendicazione di fiscalità di vantaggio e burocrazia zero per chi investe nell’area al centro dell’Isola

Sicilia antimafia, imprenditori e sindacati in piazza a Caltanissetta per legalità e sviluppo

Pubblicato 13-03-2011 da Antonio Calabrò in Taccuino

Una zona franca contro la mafia“, titola stamattina @Il Sole 24Ore, sulla cronaca di una manifestazione a Caltanissetta: novemila persone in piazza, per chiedere impegni contro la mafia e iniziative per lo sviluppo economico. Tutti insieme. La Confindustria locale (la più attiva, in Sicilia, sui temi della legalità e dell‘antimafia) guidata da Antonello Montante e sostenuta da Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia. I sindacati Cgil, Cisl e Uil. Parecchi politici. E moltissime persone andate a manifestare non per spirito d’apparenza a un’organizzazione, ma per contribuire a dimostrare che c’è ancora una Sicilia viva e vitale che vuole giocare le sue carte per una equilibrata crescita economica e civile. Cosa si chiede? Il potenziamento dell‘attività dello Stato contro le cosche mafiose e i loro complici (sarebbe dunque importante che la Procura di Caltanissetta avesse uomini e mezzi per farlo bene, come dovrebbe succedere anche nelle altre Procure del Mezzogiorno che fronteggiano la criminalità organizzata). Ma anche misure politiche e legislative per promuovere gli investimenti: fiscalità di vantaggio per chi investe nel Nisseno (misura complessa, per la verità, date le resistenze di Bruxelles) e “burocrazia zero”. Appunto, “una zona franca contro la mafia“. Il senso di questa iniziativa sta nelle parole di commento di Sergio Lari, procuratore della Repubblica di Caltanissetta: “Noi magistrati possiamo intervenire su mafiosi e collusi, ma non possiamo passare alla storia come quelli che hanno distrutto il sistema economico. Noi tagliamo il sistema mafioso, ma qualcuno deve aiutare il sistema pulito a crescere”. Mafia e sviluppo sono in contraddizione. Legalità e sviluppo no. Da Caltanissetta arriva una indicazione interessante, che va ascoltata anche al Nord, in quella Lombardia, in quella Liguria, in quell’Emilia in cui – come ha ricordato anche il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi – le cosche di mafia e ‘ndrangheta hanno trovato ospitalità, ascolto, buone occasioni d’affari, colpevoli complicità sociali e politiche

L'autore: Antonio Calabrò

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Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".