La notizia sta sulla prima pagina di tutti i principali quotidiani. Ed è una brutta notizia: i nostri ragazzi hanno sempre meno fiducia nell’università e vi si iscrivono in numero sempre minore, mentre parecchi non finiscono gli studi. L’Italia povera di materie prime perde a pezzi il suo capitale migliore, il capitale umano. I dati di “AlmaLaurea” (potete trovarli in dettaglio sul @Corriere della Sera, @la Repubblica, @La Stampa e @Il Sole 24Ore) dicono che le matricole sono diminuite del 9% negli ultimi quattro anni. Una vera e propria crisi di fiducia. A tre anni dalla laurea, solo 3 giovani su quattro lavorano. E tra loro quasi uno su due ha un lavoro precario. Diminuiscono anche i guadagni: poco più di mille euro al mese, contro i 1.157 del 2007. Per le donne, va peggio: il 30% in meno dei coetanei maschi. E’ vero, avere una laurea è sempre meglio che non averla: il tasso di occupazione di chi ha solo un diploma è del 66%, contro il 77% dei laureati. Ma la delusione di chi ha affrontato da tre a cinque anni di studi universitari (fatica e spese elevate) è comunque allarmante. L’Italia cresce poco, lo sappiamo. Molto meno degli altri paesi europei. Dipende anche dalle carenze di mano d’opera qualificata. In altri termini: servirebbero risorse ben formate, ben preparate. Ma queste risorse non trovano risposte adeguate. Un circuito vizioso, negativo, perverso. Bisognerebbe investire di più e meglio in formazione, ricerca, innovazione. Costruire spazio per le nuove generazioni. Scommettere sul futuro. Proprio quello che l’Italia non fa. I dati resi noti oggi sono un nuovo campanello d’allarme sulla crisi. Come altri, si corre il rischio che resti inascoltato, mentre politica e classe dirigente, purtroppo, parlano d’altro. Irresponsabilmente
Crollo delle nuove iscrizioni negli atenei, la delusione dei giovani che cercano lavoro
Ragazzi in fuga dall’università e laureati a lungo precari
L'autore: Antonio Calabrò
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