Niente mimose, più concretezza di scelte per sanare gli squilibri sul lavoro tra uomini e donne. La festa dell’8 marzo, nata nel 1910 (durante un congresso socialista delle lavoratrici, a Copenaghen), quest’anno ha una carica particolare, un’attenzione concentrata sui temi del lavoro. Un rapporto di Eurostat (l’ufficio statistico della Ue) documenta come l’Italia, tra i 27 paesi europei, sia in coda sui temi dell‘occupazione. Peggio di noi, solo Malta. In sintesi: lavora soltanto una donna su due. Avere un figlio è un handicap. Averne due o più, poi… I dati sono pubblicati dal ©Corriere della Sera di oggi, che vi dedica meritoriamente l’apertura di prima pagina e le prime due pagine interne. Il titolo: “Le donne tra maternità e lavoro: tutti i numeri del ritardo italiano”. Un ritardo che, naturalmente, non investe solo l’economia. Lavoro è dignità, libertà, padronanza delle proprie scelte. E l’Italia, peggio di tutti gli altri paesi europei, mortifica le sue cittadine. Meno occupazione. Ma anche salari e stipendi più bassi. E carriere più difficoltose e lente, soprattutto man mano che si sale ai livelli più alti delle gerarchie nelle aziende. I servizi sociali non aiutano. E i tagli alla spesa pubblica peggiorano il quadro. Solo 15 bambini su cento vanno in un asilo nido. La situazione si aggraverà. Le donne senza lavoro o svantaggiate sono uno spreco di intelligenza e di opportunità di sviluppo, oltre che una violazione di diritti. Che rende tutti noi più fragili, più poveri
Un rapporto di Eurostat rivela i gravi ritardi della situazione sociale
Troppo poche donne al lavoro, Italia in coda ai paesi Ue
L'autore: Antonio Calabrò
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