Racconti di fatica, impegno, passione e intraprendenza di un’Italia instancabile

Il lavoro. Innanzitutto

Pubblicato 05-03-2011 da Antonio Calabrò in Articoli

Logo - Il MondoRacconti di lavoro. Di persone al lavoro. Di vita giocata e spesso perduta, attorno a un lavoro. Dignità e libertà, ma anche fatica e disperazione. Orgoglio d’identità operaia. E rabbia. Ritorna alla ribalta dell’attenzione del discorso pubblico, il parlare di lavoro. In ricerce storiche e sociologiche. E finalmente, anche in letteratura. La cultura d’impresa guarda non solo ai processi economici, ma pure agli uomini e alle donne che, in ruoli diversi, l’impresa creano e, soprattutto, nell’impresa lavorano, appunto. Trama fitta di parole, contrastanti, concordanti. Mettersi in ascolto, rispettoso e partecipe, è già una bella scelta civile. Ascoltare, per esempio, le voci che vengono da Vicolo dell’acciaio, di Cosimo Argentina, romanzo di grande impatto, linguistico (la parlata popolare pugliese), poetico, sociale. Sono le voci di Mino Palata, studente universitario, di suo padre Camillo, detto «il Generale», operaio al Siderurgico di Taranto e di una folla di altri operai, madri di famiglia, ragazze ambiziose o rassegnate, ragazzi che consumano il tempo tra una bevuta, il tifo per la squadra rossoblu e i mille trucchi per cercare di sfuggire al destino dello stesso mestiere dei padri. Umanità gigantesca («per il Generale solo i prima linea sono degni di essere definiti maschi lavoratori») davanti agli altoforni o appoggiati al muro del bar di mest’Arture, «stappando con dignità una bottiglia di birra». Identità di lavoro («è un cokeria Sud») e di luogo («è un via Calabria 75»o«è un via Polibio») in un quartiere, Italia Montegranaro, che fa da paradigma di modi di essere («un fante al fronte dell’acciaio brunito»), di stili di vita, di destini, «il nostro mondo è d’acciaio lavorato a freddo e a caldo, fatto di laminatoi, cokerie, bramma, tubi, elettrozincatura, ricottura statica e compagnia cantante…». Un mondo morale. In cui irrompono felicità e disgrazie, una malattia, la morte. E la vita che ricomincia. Mino lascia l’università, va a fare l’operaio, al posto del Generale. E il suo spazio di libertà è scrivere racconti. Ci sono parole che salvano, nonostante un dramma di vita. Taranto è Italia. La storia assume respiro corale. Come quella raccolta nelle pagine di Cuori nel pozzo. Belgio 1956, uomini in cambio di carbone di Roberta Sorgato, contadini e artigiani veneti che prendono la strada dell’emigrazione, verso Milano o verso le miniere del Belgio, dove, per alcuni, si trova la morte, nella tragedia di Marcinelle, 262 vittime, 136 italiani. Da non dimenticare. Proprio questo dovere della memoria muove anche Aris Accornero nella ricostruzione delle «storie di vita e di lotte al Cotonificio Valle Susa», in un saggio che ha per titolo Quando c’era la classe operaia. Anni Cinquanta, dinamismo industriale che prepara il boom economico, condizioni di lavoro pesantissime, battaglie sindacali, un mondo in trasformazione. Bisogna sapere com’eravamo, per poter capire i passi giganteschi fatti dall’industria italiana, grazie ai suoi operai e agli imprenditori più illuminati che hanno saputo accettare, anche nel cuore dei conflitti, le sfide del cambiamento. Un contributo importante arriva dalla raccolta di saggi curata da Ilaria Suffia per conto della Fondazione Isec su Registri del personale e classe operaia italiana: salari, orari, turni, mansioni, cottimi, produzioni, per descrivere, da storici, com’è cambiato il lavoro e ridare ai suoi valori una nuova centralità.

Antonio Calabrò



© Il Mondo, 11 marzo 2011 www.ilmondo.rcs.it

L'autore: Antonio Calabrò

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Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".