Le rivolte nei paesi arabi contro i dittatori e le loro politiche corrotte, clientelari, familistiche e per nuovi e più giusti equilibri politici e sociali interpellano tutto il mondo, le democrazie occidentali, innanzitutto. Gli Usa colgono bene il problema quando dicono, con la Clinton, che le democrazie si appoggiano e non si impongono (un capovolgimento della dottrina Bush, benvenuto). L’Europa non ha ancora chiarito bene le sue scelte, anche a riparazione degli errori e delle distrazioni del passato. E l’Italia, che ne Mediterraneo ha spazio e può avere un ruolo fondamentale, farebbe bene ad avviare una seria riflessione politica, in Parlamento (come suggerisce stamane Antonio Polito sul @Corriere della Sera) sulle relazioni internazionali, gli equilibri mediterranei, le scelte culturali ed economiche da compiere. Un nuovo Mediterraneo. In cui proprio il Mezzogiorno può avere un peso determinante. Ma il Sud è arretrato, economicamente debole, socialmente fragile, come ha ricordato ieri il ministro dell‘Economia Giulio Tremonti: ”Il drammatico problema del nostro Paese è il Mezzogiorno, e siccome non vogliamo che un Paese duale sia anche diviso, dobbiamo guardare empiricamente e moralmente agli impegni che abbiamo in quella parte d’ Italia”. Continua Tremonti: ”Siamo l’ unico Paese in Europa ad avere una struttura duale e le nostre statistiche soffrono di questa asimmetria. Il Nord Italia è la regione più ricca d’ Europa, e quindi del mondo. E insieme al centro, può rappresentare la sesta potenza economica del mondo”. Poi, appunto, c’è il Sud. Che frena. Processo da rilanciare. Come? Ridando fiato all’economia meridionale. Massicci investimenti pubblici in infrastrutture (certo non l’inutile Ponte sullo Stretto di Messina, ma porti attrezzati, aereoporti, ferrovie, strade, telecomunicazioni, etc.), per fare del Sud un hub logistico dell‘Europa rivolta al Mediterraneo e, da lì, verso l’Atlantico e il Sud America e, attraverso Suez, verso il Far East. Investimenti per la formazione d’eccellenza, per fare delle scuole e delle università del Sud luoghi di istruzione e di ricerca per le nuove generazioni dei paesi della sponda araba. Stimoli per la nascita di imprese meridionali e per l’arrivo di investimenti esteri. E, soprattutto – un punto centrale di ogni seria politica per il Sud – una lotta senza quartiere a mafia, camorra e ‘ndrangheta, alle potenze del crimine organizzato che distorcono l’economia, inquinano le istituzioni e la pubblica amministrazione, avvelenano la società civile, scoraggiano gli investimenti: repressione durissima e prevenzione, iniziative per affermare, nella società civile e nella cultura sociale ed economica, i valori e le regole della legalità. Discorsi fatti e sentiti molte volte. Oggi, però, tornati d’attualità proprio mentre il Mediterraneo cerca nuovi equilibri, nuove condizioni di sviluppo. In cui l’Italia, e il Mezzogiorno, possono giocare da protagonisti. Eccolo, un bel tema di dibattito e di impegno politico. Se ne sarà capaci?
Il monito del ministro dell’Economia Tremonti e le evoluzioni geo-politiche che investono l’Italia rilanciano le responsabilità del paese per uno sviluppo equilibrato, interno ed esterno
Lo sviluppo del Sud e i nuovi equilibri del Mediterraneo
L'autore: Antonio Calabrò
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