Nel 2013 la Cina potrebbe superare gli Usa per produzione scientifica, diventano la prima nazione al mondo. Tra due anni, cioè. Lo mostra una ricerca della Royal Society, l’accademia delle scienze inglese, pubblicata oggi da @La Stampa. Quindici anni fa la Cina produceva appena un decimo degli studi scientifici americani. Obi, e’ vicina al sorpasso. Come mai? Cento miliardi di dollari all’anno investiti in ricerca. E un continuo, robusto investimento perché i giovani si iscrivano nelle facoltà scientifiche, tecniche, ingegneristiche e studino con rigore. I dati confermano che la Cina produce ogni anno 1,5 milioni di laureati in ingegneria e discipline scientifiche. Nel 2020 il primato cinese sarebbe consolidato. Dietro, Usa, Gran Bretagna, Germania, Corea del Sud, India, Francia, Giappone e Brasile. In quest’elenco (che mostra innovazione, progresso, sviluppo, l’Italia non ci sara’. Nel 1996′ anno di riferimento delle ricerche della Royal Society, eravamo settimi. Oggi saremmo decimi. Poi, spariremmo. Anche questo e’ declino, se non si inverte la tendenza, investendo in ricerca, innovazione, formazione. Ma non lo facciamo, purtroppo
Archive for marzo, 2011
Il presidente Napolitano negli Usa, richiamo all’orgoglio italiano per uscire dalla crisi
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Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è arrivato negli Usa. Ieri, incontri a New York, anche con 150 imprenditori di origine italiana, segno del contributo dato allo sviluppo economico e civile degli Stati Uniti (cui ha rivolto un discorso, in un ottimo inglese). Stamattina, un intervento all’Assemblea dell‘Onu. Perfetto ambasciatore dell‘Italia, il nostro presidente. Della forza e credibilità delle nostre istituzioni democratiche. E dello sguardo lungo che l’Italia deve sapere ritrovare, per una crescita equilibrata e civile. Napolitano ha ricordato i 4 milioni di immigrati italiani “che cercavano un futuro migliore” e hanno contribuito a rendere grande l’America. Ha citato l’apprezzamento di Obama per lo sforzo dei patrioti che fecero l’Italia 150 anni fa. Ha detto, con frase ad effetto, “We shall overcome”, ce la faremo. E ha aggiunto: “I prossimi anni non saranno facili, serve un nuovo spirito di coesione nazionale”. Bello, sentirselo dire, da New York, da un presidente che sa vestire l’abito delle istituzioni e aiuta a renderci orgogliosi di essere italiani. In Italia. Negli Usa. In tutti gli altri paesi del mondo in cui le qualità italiane si manifestano e sono apprezzate, a cominciare da quelle dei nostri “cervelli” che si affermano nel mondo dell‘economia, della ricerca scientifica, della vita civile
Protest degli immigrati a Lampedusa, ammassati come animali, senza acqua, né cibo né tende. L’Europa è terra d i libertà, dovrebbe saper dare anche prova di umanità e civiltà
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“Polveriera Lampedusa”, titola stamattina il @Corriere della Sera, per un drammatico reportage di Felice Cavallaro. Si racconta che duemila immigrati, arrivati dalla Tunisia, vivono accampati alla peggio su una collina davanti al porto, senza acqua, tende, cibo. Condizioni disumane. Tanto da provocare una dura protesta. “Ridotti a bestie”, dicono le migliaia di profughi. Leggere, per capire. Accoglienza intollerabile. Anche perché accompagnata da malgoverno e spreco. Il Corriere scrive di persone senza servizi igienici, mentre a pochissima distanza ci sono due container pieni di bagni e docce, sigillati perchè manca ancora l’allacciatura alle fogne. E le tende? Ci sono. Impacchettate sui Tir e guardate a vista da militari armati, ma non montate perchè gli abitanti di Lampedusa non vogliono la tendopoli. E il cibo? Dovrebbe essere assicurato da una cooperativa cui il governo paga 40 euro a pasto, e quel pasto significa un vassoio di cibo lasciato sotto il sole, a marcire. Danno, la fame. E beffa, lo spreco. Lampedusa è in difficoltà, si sta facendo carico dei costi sociali della prima accoglienza. Il governo, nella sua dimensione più ampia, nazionale, regionale, locale, dovrebbe provvedere all’assistenza, in modo civile, prima ancora di decidere dove andranno portati o indirizzati i profughi. Ma nessuno fa bene sino in fondo il suo dovere. Resta lo spettacolo di migliaia di persone arrivate in terra italiana, in terra europea, dopo viaggi duri, faticosi, rischiosi. E lasciate in abbandono. Al di là di tutte le pur sacrosante questioni sul “governo dell‘immigrazione”, sarebbe necessario ricordarsi, concretamente, che Europa vuol dire civiltà, diritti, responsabilità, umanità. Dunque, nel quadro delle regole, non lasciare migliaia di persone a marcire
La ricchezza del mondo in mano a 600 città. Nel 2025 Milano non ci sarà
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Uno studio del McKinsey Global Institute, pubblicato stamattina dal @Corriere della Sera, mostra come nel 2025 due miliardi di persone vivranno nelle 600 maggiori città del mondo. Un quarto della popolazione. Che produrrà il 60% della ricchezza globale. Un futuro urbano, con tutte le opportunità e i problemi conseguenti. Tra le prime venti metropoli, New York, Tokyo, Shanghai, Londra, Pechino, Los Angeles, ma anche Parigi, Chicago, Mosca, San Paolo e Città del Messico. Non ci saranno né Roma né Milano, che oggi, invece, è undicesima nella stessa classifica. L’Italia perde ricchezza e peso, prestigio e attrattività. Conterà sempre meno. Le previsioni sul futuro, è vero, hanno sempre una dose di bassa attendibilità. Ma indicano tendenze. E l’Italia sembra colpita, nonostante tutte le straordinarie energie della sua società civile, delle sue imprese, delle sue intelligenze, da una vera e propria sindrome del declino. Non riesce a trattenere i suoi “cervelli” più intraprendenti. Non sembra capace di avviare concretamente progetti seri e concreti di sviluppo. Mostra perfino di non saper fare fruttare il suo capitale migliore, quello culturale e di disperdere in inconcludenti risse il suo capitale sociale, la forza di comunità diffuse sul territorio. Un territorio, peraltro, al Sud come al Nord, anche se in modi diversi, inquinato drammaticamente da mafia, ‘ndrangheta e camorra. Italia paese in crisi di futuro. La classifica McKinsey ne è l’ennesimo campanello d’allarme. Il futuro, naturalmente, non è ancora scritto. Alcune prospettive possono cambiare. La denuncia dei giornali serve anche a fare capire e a stimolare classe politica, istituzioni e pubblica amministrazione a fare riforme e avviare pratiche di buon governo, per cercare di cambiare il corso delle cose. I segnali, è vero, non sono incoraggianti. Bisogna insistere
Numeri, attrazione fatale
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«Se qualcuno mi chiedesse che cosa mi rende davvero felice, io rispondere: i numeri. La neve, il ghiaccio e i numeri. E sai perché? Perché il sistema numerico è come la vita umana». La frase è estratta da un libro che qualche tempo fa ebbe un meritato successo, Il senso di Smilla per la neve, di Peter Høeg. E adesso sta nelle prime pagine di un bel saggio di Carlo Toffalori, L’aritmetica di Cupido. Matematica e letteratura, sofisticato excursus sulle interrelazioni tra le cosiddette due culture, quella umanistica e quella scientifica, proprio a dimostrazione che ci si trova di fronte a una sola cultura, ricca di percorsi che incrociano parole e numeri e che dunque il sapere umano va arricchito attraverso logaritmi e poesia. Come ben sapevano i grandi autori classici, dai greci agli arabi, da Dante a Thomas Mann.
Toffalori viaggia con molta maestria anche attraverso le pagine di Jorge Luis Borges e dell’Italo Calvino delle Lezioni americane, gli spartiti di Johann Sebastian Bach e Amedeus Mozart (il «catalogo delle belle che amò il padron mio», snocciolato da Leporello, servitore di Don Giovanni, ne è divertente testimonianza), i misteri dell’anima di Edgard Allan Poe e Joseph Conrad. Il numero indica «l’autentico piacere, l’esaltazione, il senso di essere qualcosa di più di un uomo… che si ritrovano nella matematica con altrettanta certezza che nella poesia», a giudizio di Bertrand Russell. Il numero rappresenta anche un limite Read More
Il procuratore di Reggio Calabria scrive al Corriere della Sera per sollecitare reazioni alla ‘ndrangheta che cresce al Nord
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Una lunga lettera di Giuseppe Pignatore, procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, al @Corriere della Sera, che la pubblica giustamente in prima pagina. Un appello che merita di essere ascoltato e raccolto. Dice Pignatone, magistrato di grande e solida esperienza (con lunga formazione a Palermo) che la ‘ndrangheta cresce al Nord e che c’è bisogno di una vasta, diffusa reazione non solo delle istituzioni, ma anche della società civile, delle imprese, dei cittadini, per cercare di fermare i segni del degrado. “Un cono d’ombra ha impedito fin qui di cogliere la diffusione dell‘omertà e del silenzio in tante province lombarde”, insiste Pignatone. Sottovalutazioni. Complicità. Corruzione. Scambi di favori tra politica locale e cosche. Fenomeni gravissimi. Da denunciare. Sottolineare. Condannare. La comlicità, comunque motivata, con boss e cosche deve essere fronteggiata da una durissima reazione, da una severa sanzione sociale. Insiste Pignatone: “La repressione non basta, è necessaria la reazione della società civile, con tutte le sue articolazioni, ognuna delle quali può svolgere un ruolo prezioso, innanzitutto agendo secondo le regole e contrastando il silenzio e l’omertà. Così si può sconfiggere questo cancro della società, come l’hanno definito i vescovi italiani, che mette a rischio l’economia e la democrazia del nostro Paese“. La speranza è che Pignatone venga davvero ascoltato. E che le iniziative antimafia in corso (compresi gli impegni per la legalità di Assolombarda) vadano avanti con decisione
Un trentenne su due, in Italia, vive ancora con i genitori, un altro dato che conferma una grave questione giovanile
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“Bamboccioni”, si è detto di loro. Adulti che non vogliono smetterla di essere adolescenti, vivono con i gentori, rinviano l’assunzione di responsabilità della maturità. La definizione aveva suscitato polemiche. Adesso si può ragionare su alcuni dati. Eccoli. Uno studio dell‘Isfol (l’istituto per lo sviluppo della formazione professionale, dipendente dal ministero del Lavoro) ci informa che in Italia quasi un trentenne su due vive in casa con i genitori (il 47,7% degli uomini, il 32,7% delle donne. I dati della Ue (per i 27 paesi membri) parlano di una media del 32% di uomini e del 19,6% di donne. Italia in coda, insomma, con Grecia, Spagna e Portogallo (la forza attrattiva negativa della famiglia latina….). Il guaio è che si resta a casa per limiti del mercato del lavoro, per carenza di opportunità economiche che garantiscano una reale autonomia, una possibilità concreta di cominciare a essere padroni del proprio destino. La conferma sta nei dati forniti nei giorni scorsi dalla Banca d’Italia: due milioni di ragazzi, tra i 15 e i 29 anni, che non studiano e non lavorano, un gigantesco spreco di capitale umano, di risorse e di energie potenzialmente innovative, creative. Ancora una conferma sta nei dati sulla diminuizione delle nuove iscrizioni negli atenei italiani, sintomo di delusione dei giovani che rinunciano ad affidare a una buona formazione le proprie possibilità di lavoro e di affermazione professionale e sociale (ne abbiamo parlato in un blog dell’8 marzo). In sintesi: esiste una vera e propria “questione generazionale”, segnata da sfiducia, scarso senso del futuro, carenza di prospettive. Un vero e proprio problema sociale che dovrebbe stare in cima alle priorità di una classe dirigente che si rispetti. Proprio su questi temi, infatti, si gioca la vera competizione internazionale tra sistemi Paese. Sul capitale umano. Sull’istruzione. Sulla formazione di qualità. Guardiamo ancora altri dati. L’India si pone come obiettivo del 2025 (un domani molto vicino, che va preparato oggi) quello di avere 30 milioni di studenti universitari (oggi sono 12,5 milioni). La Cina si prepara a passare dal milione di studenti del 1998 ai 36 milioni entro i prossimi dieci anni. Analoghe le tendenze in Brasile, per citare tre dei quattro paesi Bric (Brasile, Russia, India e Cina, appunto, secondo la definizone coniata alcuni anni fa da Goldman sachs), le aree di più intenso e dinamico sviluppo economico. E in Italia? Fuga dall’università. Rinuncia a cercare lavoro. Precarietà occupazionale. Rifugio lungo a casa di mamma e papà. In altri temini, un vero e proprio declino