L’Italia è un paese bloccato. Da 15 anni la crescita è stentata, quasi assente, l’1% all’anno appena. La competitività diminuisce. I redditi delle famiglie e quindi i loro consumi, in termini reali, non migliorano. Le imprese fanno quello che possono, crescono soprattutto grazie all’export e agli investimenti all’estero, buona prova di vitalità, ma insufficiente a fare ripartire l’Italia. E il paese spreca il suo capitale migliore: i giovani. Ieri, al Forex, a Verona, il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, oltre a insistere sui limiti della crescita, ha detto che per i giovani i “salari d’ingresso” (quelli che prendono appena cominciano a lavorare) sono fermi, in termini reali, da più di dieci anni. Un gravissimo elemento di paralisi. Fermare i giovani e frustrare le loro speranze è fermare lo sviluppo. E noi abbiamo giovani disoccupati per il 30% (un altro dato rimarcato da Draghi), pagati poco quando assunti, fatti entrare sul mercato del lavoro in condizioni precarie (la flessibilità necessaria all’economia si è ridotta nella maggior parte dei casi a precariato, anche per colpa di un non completamento della legislazione sui cambiamenti del mercato del lavoro, gravissima responsabilità di chi ha non-governato). Attenzione: Draghi non dice alcunché di nuovo. Dati e condizioni note. E questo è il peggio: gli uomini responsabili delle istituzioni denunciano e fanno quel che possono, altri non agiscono
Ancora un’analisi critica del Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi sui drammatici limiti della crescita economica italiana
Per i giovani salari fermi da 10 anni. Un capitale umano bruciato
L'autore: Antonio Calabrò
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