E’ il 6 novembre del 1981 quando un killer uccide Sebastiano Bosio, un ottimo medico dell‘ospedale Civico di Palermo. Omicidio di mafia, per modalità. Ma su cui subito si insinuano voci e distorsioni, per sviare e inquinare le indagini: Bosio sarebbe morto perché colpevole di avere curato un latitante, Totuccio Contorno, un boss braccato dai corleonesi. Morte. E infamia. L’ombra, su Bosio, della complicità con le cosche, della partigianeria mafiosa. Tutto falso, naturalmente. Su quell’omicidio, calo’ il silenzio. Sciatte indagini. Scarsi accertamenti. Negli anni, le due figlie, Lilli e Silvia, si sono impegnate per fare riaprire le indagini. E ce l’hanno fatta. Tutta la storia e’ ricostruita oggi su “Sette”, il magazine del @Corriere della Sera. Emerge il prossimo rinvio a giudizio del boss Nino Madonia come killer. E si chiarisce la motivazione: Bosio si era opposto ai ricoveri di comodo al Civico di mafiosi come Fascella e Vittorio Mangano, più tardi noto come “lo stalliere di Arcore”. Un’indipendenza grave: al Civico comandava come direttore sanitario Beppe Lima, fratello di Salvo Lima e gli uomini delle cosche, tra ricoveri facili e interventi segreti, facevano quel che gli pareva. Bosio, insomma, dava il cattivo esempio. E fu ucciso. Oggi, con la verità che si accerta su quell’omicidio, si scrive una pagina importante, non solo per l’onore di un gentiluomo, ma anche per la sottolineatura dell‘infamia di una parte della città che su Bosio tacque o accetto’ per pigrizia e complicità le calunnie
La battaglia delle due figlie e le indagini di due ostinate magistrate a Palermo
Trent’anni per accertare la verità e definire le responsabilità mafiose per l’omicidio di un medico perbene, Sebastiano Bosio
L'autore: Antonio Calabrò
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