Capita di riascoltare le filastrocche ironiche di un grande poeta popolare proprio un paio d’ore prima di ricevere la notizia della morte di uno dei protagonisti della recente storia siciliana. E dunque di fare vagare i pensieri

Coincidenze molto siciliane, in ricordo di Mimì La Cavera e, casualmente, in memoria di Peppe Schiera

Pubblicato 23-02-2011 da Antonio Calabrò in Taccuino

Più che di coincidenze, Leonardo Sciascia preferiva parlare di incidenze. E la testa ci fa dire che probabilmente vedeva giusto. Capita infatti che ieri mattina mi arrivi da Federico Riggio un video da YouTube con Giorgio Li Bassi che recita Peppe Schiera. E che mi distragga dal mio lavoro quei cinque minuti che bastano per ridere e sorridere sulle filastrocche nonsense, ironiche e geniali, di quello straordinario poeta di strada che fu Schiera (il video è sulla mia pagina di Facebook) e che Li Bassi fa rivivere con la forza straordinaria di un attore mirabile che sa farsi personaggio e persona. La memoria si mette e digavare e si diverte pensando alla esemplare teatralità palermitana. E all’intelligenza di quell’uomo che, senza scuola e senza soldi, se ne andava in giro recitando “u Duci nni cunnuci /contru u’ palu da luci” o “na curazzata si scuntrò cu na pignata / e ristò tutt”ammaccata…/ cu? / a’ curazzata..” e i poliziotti, negli anni del fascismo, lo cacciavano in galera, preventivamente, prima di ogni manifestazione pubblica, per evitare che disturbasse con i suoi sberleffi, le magnifiche solenni retoriche adunanze. Ed ecco che, mentre me ne sto a giocare, mi arriva una telefonata che annuncia la morte di Domenico La Cavera. Niente più sorrisi. E un vero dolore, per la scomparsa di un uomo che è stato a lungo protagonista della politica e delleconomia siciliana (oltre che, personalmente, un amico molto caro e una persona cui cui ho lavorato per una bella stagione, all’inizio degli anni Ottanta, lui presidente della società editrice di Tele L’Ora e io direttore dell‘informazione). Era un uomo singolare, Mimì. Coraggioso, tanto da rompere con la potente Confindustria dei Costa, negli anni Cinquanta, per difendere le ragioni dell‘industrializzazione siciliana, di allearsi con l’Enrico Mattei dell‘Eni, di avviare un dialogo, lui liberale, con il Pci e i sindacati, di sostenere la nascita del governo Milazzo, nel ’58, mandando la potente Dc di Fanfani e dei fanfaniani siciliani (La Loggia, Gioia, Lima) all’opposizione, di nutrire la pianificazione economica regionale con la leva di una finanziaria, la Sofis, per la crescita delle piccole e medie imprese e di continuare a pensare che la Sicilia, con la sua Autonomia regionale, avesse il diritto e il dovere di dire la sua sui progetti di sviluppo economico e sociale. Idee interessanti. Di cui La Cavera ha avuto grande merito, anche se poi (e non certo per colpa sua) gli enti regionali di sviluppo sono diventati dei carrozzoni di sprechi e clientele. Vitalissimo, anche in tarda età, La Cavera ha sempre creduto nell’industrializzazione siciliana. E ha legittimato, con una indiscussa autorevolezza personale, anche la recente la svolta antimafia dei nuovi dirigenti di Confindustria Sicilia guidati da Ivan Lo Bello (chi volesse saperne di più, su La Cavera e le sue battaglie siciliane, può leggere su @Il Riformista di oggi la bella intervista di Emanuele Macaluso, che gli è stato amico). Ma che c’entra La Cavera con Schiera? Non c’entra, ma c’entra, per parafrasare Moretti. Perché era un siciliano autonomo, sagace, ironico e bello spirito indipendente, La Cavera. Affascinante affabulatore. Giocoliere di idee e di parole. Irriverente. E nulla affatto rispettoso di poteri e potenti, se in contrasto con le sue idee. Intelligenza. E capacità critica e autocritica. Come succede ai siciliani migliori. Uomini di economia o poeti di strada che siano. La testa mi fa dire di un’altra coincidenza-incidenza. Che ha un nome di giornale. L’Ora. Del direttore storico de L’Ora Vittorio Nisticò e di molti dei più vecchi e dei più giovani de L’Ora La Cavera fu amico sincero (nelle stanze de L’Ora furono discussi molti dei progetti del “milazzismo” e poi delleconomia pubblica e privata siciliana). E L’Ora considerò sempre La Cavera interlocutore prezioso, stimolo di analisi e giudizi originali. A due firme de L’Ora, naturalmente, si deve anche la riscoperta e il rilancio delle poesie di Schiera. A Salvo Licata, cronista e autore teatrale, anima di un gruppo di cabaret, “I Travaglini” che Schiera misero in scena per anni, con l’interpretazione di Giorgio Li Bassi. E a Michele Perriera, a lungo responsabile, con Piero Violante, delle pagine culturali de L’Ora, autore e regista teatrale, curatore di una bellissima antologia sull’antifascismo siciliano, “L’avvenire della memoria”, in cui, tra gli scritti di letterati del livello di Borgese, c’erano naturalmente anche le poesie di Schiera. Già, L’Ora. Giornale in cui, tra le tante altre cose, erano di casa anche le filastrocche di Schiera. E le idee di La Cavera. La testa, così, mi fa dire che, vagando e divagando, sinuoso per quanto sia il corso delle cose, sulle coincidenze avesse appunto ragione Sciascia (che naturalmente anche lui, de L’Ora, era un protagonista)

L'autore: Antonio Calabrò

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Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".