“Un poeta e un visionario, il cui pessimismo non era del tutto infondato”

Il presidente Napolitano rilancia il valore di uno scrittore eretico come Pasolini

Pubblicato 21-02-2011 da Antonio Calabrò in Taccuino

Rileggere Pasolini, per chi lo ha conosciuto e non importa se amato o avversato dagli anni Cinquanta alla metà dei Settanta. O leggerlo per la prima volta, con occhi capaci di sorprendersi e intelligenza del cuore pronta a capire, per le nuove generazioni. Garzanti, meritoriamente, ne sta ripubblicando tutte le opere, in una bella collana dalle copertine rosse e dal prezzo economico. Bello sarebbe sela Rai, ricordandosi di essere “servizio pubblico”, ne rimandasse in onda i film, magari con un accompagnamento storico e critico (se a Sanremo vince una canzone che parla di “un libro, un libro vero”, vorrà dire che ci sono ascoltatori e telespettatori che, come persone e non come “ggente”, apprezzano il valore della buona cultura, no?). Insomma, vale la pena riprendere in mano Pasolini. Apprezzarne la capacità eretica. Dedicare tempo e attenzione agli “Scritti corsari”, alle “Ceneri di Gramsci”, alle “Lettere luterane”, alle poesie e ai testi teatrali, dando ascolto a parole che fanno pensare e dunque vivere. E’ merito del presidente Giorgio Napolitano aver contribuito, con sincerità e autorevolezza, alla rivalutazione di Pasolini, con una intervista al giornale tedesco “Welt am Sonntag” (la si può leggere tutta, oggi, anche su @La Stampa) dicendo. “Conoscevo bene Pasolini, ci incontravamo spesso e ci stimavamo a vicenda. Fu un poeta, un visionario – e le sue visioni erano spesso cupe. Ma senza dubbio presagì alcuni sviluppi che poi si verificarono veramente. Il suo pessimismo non era del tutto infondato”. Era poeta e regista “maledetto”, Pasolini. Forte del coraggio di opinioni controcorrente, contro gli aspetti più sciatti del consumismo senza valori, ma anche contro gli schematismi del ’68 (si schierò con i poliziotti “figli del popolo” invece che con gli studenti contestatori), contro il “Palazzo” dei poteri misteriosi e anti-democratici. Omosessuale dichiarato, costrinse a riflettere criticamente su mille tabù. E i suoi film furono sempre una scossa per le ipocrite ciscienze “perbene”. Rileggere tutto, appunto. E rimeditare. Era amico, tra gli altri intellettuali, di Leonardo Sciascia. Un altro scrittore “eretico” da riprendere in mano

L'autore: Antonio Calabrò

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Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".