Rileggere Pasolini, per chi lo ha conosciuto e non importa se amato o avversato dagli anni Cinquanta alla metà dei Settanta. O leggerlo per la prima volta, con occhi capaci di sorprendersi e intelligenza del cuore pronta a capire, per le nuove generazioni. Garzanti, meritoriamente, ne sta ripubblicando tutte le opere, in una bella collana dalle copertine rosse e dal prezzo economico. Bello sarebbe sela Rai, ricordandosi di essere “servizio pubblico”, ne rimandasse in onda i film, magari con un accompagnamento storico e critico (se a Sanremo vince una canzone che parla di “un libro, un libro vero”, vorrà dire che ci sono ascoltatori e telespettatori che, come persone e non come “ggente”, apprezzano il valore della buona cultura, no?). Insomma, vale la pena riprendere in mano Pasolini. Apprezzarne la capacità eretica. Dedicare tempo e attenzione agli “Scritti corsari”, alle “Ceneri di Gramsci”, alle “Lettere luterane”, alle poesie e ai testi teatrali, dando ascolto a parole che fanno pensare e dunque vivere. E’ merito del presidente Giorgio Napolitano aver contribuito, con sincerità e autorevolezza, alla rivalutazione di Pasolini, con una intervista al giornale tedesco “Welt am Sonntag” (la si può leggere tutta, oggi, anche su @La Stampa) dicendo. “Conoscevo bene Pasolini, ci incontravamo spesso e ci stimavamo a vicenda. Fu un poeta, un visionario – e le sue visioni erano spesso cupe. Ma senza dubbio presagì alcuni sviluppi che poi si verificarono veramente. Il suo pessimismo non era del tutto infondato”. Era poeta e regista “maledetto”, Pasolini. Forte del coraggio di opinioni controcorrente, contro gli aspetti più sciatti del consumismo senza valori, ma anche contro gli schematismi del ’68 (si schierò con i poliziotti “figli del popolo” invece che con gli studenti contestatori), contro il “Palazzo” dei poteri misteriosi e anti-democratici. Omosessuale dichiarato, costrinse a riflettere criticamente su mille tabù. E i suoi film furono sempre una scossa per le ipocrite ciscienze “perbene”. Rileggere tutto, appunto. E rimeditare. Era amico, tra gli altri intellettuali, di Leonardo Sciascia. Un altro scrittore “eretico” da riprendere in mano
“Un poeta e un visionario, il cui pessimismo non era del tutto infondato”
Il presidente Napolitano rilancia il valore di uno scrittore eretico come Pasolini
L'autore: Antonio Calabrò
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